MASTERPIECE: supportare il percorso delle comunità energetiche attraverso strumenti digitali

Il progetto Masterpiece dimostra come gli strumenti digitali possano supportare le comunità energetiche nelle diverse fasi del loro sviluppo, aiutando cittadini e attori locali a passare dalla consapevolezza all’operatività, attraverso esperienze pilota reali in tutta Europa. Questo contributo riprende l’articolo pubblicato su BUILD UP, a cui ha contribuito anche Fayaz Ahmed, Project Manager in R2M Solution. Le comunità energetiche stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante in Europa, consentendo a cittadini, autorità locali e organizzazioni di partecipare attivamente al sistema energetico attraverso produzione rinnovabile locale, autoconsumo e modelli di governance condivisa. Un impulso significativo arriva dal Citizens’ Energy Package (COM/2026/115), pubblicato dalla European Commission nel marzo 2026, che individua l’energia rinnovabile comunitaria come leva per migliorare l’accessibilità economica, rafforzare il controllo locale e aumentare la sicurezza energetica. L’obiettivo è raggiungere 90 GW di capacità installata entro il 2030, con particolare attenzione alla povertà energetica e all’efficienza. Nonostante il quadro favorevole, lo sviluppo delle comunità energetiche resta disomogeneo e complesso. Persistono barriere legate a regolazione, accesso ai finanziamenti, processi amministrativi e, soprattutto, a una limitata consapevolezza del loro potenziale. Questo divario emerge chiaramente anche a livello europeo: secondo la European Court of Auditors, l’obiettivo di istituire almeno una comunità energetica rinnovabile in ogni comune sopra i 10.000 abitanti entro il 2025 è stato raggiunto solo al 27% entro gennaio dello stesso anno. Colmare il gap di implementazione: l’ecosistema digitale MASTERPIECE Per superare queste barriere servono strumenti concreti in grado di semplificare la creazione e la gestione delle comunità energetiche. In questo contesto, le soluzioni digitali giocano un ruolo chiave nel supportare tutte le fasi del loro sviluppo. MASTERPIECE risponde a questa esigenza con una piattaforma digitale modulare progettata per facilitare sia l’avvio sia il funzionamento delle comunità. Al centro dell’approccio vi è il concetto di energy community journey, che descrive il percorso dalla fase di consapevolezza iniziale fino alla gestione operativa e all’ottimizzazione. Attraverso attività dimostrative in Spagna, Italia, Francia, Svezia e Turchia, il progetto analizza come gli strumenti digitali possano supportare cittadini, gestori e stakeholder in contesti sociali, tecnici e regolatori differenti. La piattaforma integra servizi complementari che coprono ambiti come il coinvolgimento degli utenti, la gestione della comunità, la simulazione delle configurazioni energetiche e l’ottimizzazione dei consumi. L’accesso è unificato: con una sola registrazione, ogni utente utilizza i servizi in base al proprio ruolo, mentre i singoli strumenti restano modulari e adattabili alle diverse esigenze. Coinvolgimento, pianificazione e gestione delle comunità energetiche Il progetto MASTERPIECE ha sviluppato un insieme di strumenti digitali che supportano le comunità energetiche lungo tre ambiti principali: coinvolgimento, configurazione e gestione operativa. Per il coinvolgimento dei cittadini, la piattaforma mette a disposizione soluzioni che facilitano l’accesso alle informazioni, l’interazione tra i membri e l’ingresso di nuovi partecipanti.L’applicazione MEET, disponibile via mobile e web, consente di esplorare il funzionamento delle comunità energetiche e interagire con le iniziative locali. ECOOP supporta la comunicazione interna, mentre RECOMME accompagna le fasi di iscrizione e onboarding attraverso la profilazione degli utenti. Per la configurazione e pianificazione, MASTERPIECE offre strumenti che aiutano a definire asset, modelli organizzativi e scenari di investimento.COMPASS fornisce accesso strutturato a risorse come opportunità di finanziamento e linee guida normative, mentre il tool SIT consente di simulare diverse configurazioni energetiche e valutarne l’impatto. Infine, per la gestione operativa, la piattaforma include strumenti di monitoraggio delle performance.MAPS DEC permette di analizzare i dati energetici ed economici della comunità, supportando decisioni più informate nel tempo. Nel complesso, questi strumenti creano un ecosistema integrato che accompagna le comunità energetiche dalla fase iniziale fino alla piena operatività. Validazione in contesti pilota europei Le soluzioni digitali sono testate in diversi casi pilota europei, caratterizzati da contesti sociali e organizzativi eterogenei. Tra questi: un proof of concept presso l’Università di Murcia (Spagna), un’iniziativa municipale a Berchidda (Italia), un villaggio forestale in Turchia privo di connessione internet, oltre a iniziative in Francia e un caso in Svezia focalizzato sulla dimostrazione del valore delle comunità energetiche. Questi esempi includono comunità di diversa natura,  municipali, cooperative, scolastiche e gruppi di cittadini, e consentono di valutare l’adattabilità degli strumenti a condizioni operative differenti. Conclusioni MASTERPIECE dimostra come un ecosistema digitale integrato possa facilitare la creazione e l’operatività delle comunità energetiche, supportando coinvolgimento, gestione e ottimizzazione. Grazie a servizi interoperabili e a un approccio modulare, la piattaforma consente ai diversi stakeholder di operare in modo efficace in base al proprio ruolo. La validazione nei casi pilota evidenzia inoltre la capacità di adattarsi a contesti sociali, tecnici e regolatori diversi. Combinando innovazione digitale, sperimentazione sul campo e modelli replicabili, il progetto contribuisce a ridurre il divario tra politiche europee e implementazione locale, favorendo la diffusione delle comunità energetiche in Europa. Scarica la pubblicazione

Supportare la pianificazione energetica urbana con il Decision Support System di MakingPEDs

Pianificare città climaticamente neutre richiede decisioni informate e basate sui dati. Amministratori pubblici, urbanisti e professionisti del settore energetico sono chiamati a bilanciare obiettivi ambientali, vincoli finanziari e priorità sociali, orientandosi tra un numero crescente di soluzioni tecnologiche. Per supportare questo processo, R2M Solution ha sviluppato, nell’ambito del progetto MakingPEDs, un avanzato Decision Support System (DSS) per la pianificazione energetica urbana.  Lo strumento è progettato per guidare i decisori nella progettazione e nell’implementazione dei Positive Energy Districts (PED), identificando le soluzioni più efficaci e sostenibili. Uno strumento digitale per decisioni urbane complesse Un Decision Support System è una soluzione digitale che consente agli utenti di analizzare problemi complessi e confrontare più scenari in modo strutturato. Con lo scopo di rendere le città sostenibili e migliorare la transizione energetica delle città, il DSS sviluppato da R2M Solution offre un quadro completo per valutare le strategie energetiche a livello di distretto. In particolare, il sistema supporta nel: confrontare scenari energetici alternativi su scala distrettuale; valutare simultaneamente impatti ambientali, economici e sociali; individuare strategie allineate agli obiettivi di neutralità climatica. Supportare la progettazione dei Positive Energy Districts I Positive Energy Districts sono un elemento chiave per raggiungere l’obiettivo di città climaticamente neutre, poiché puntano a produrre più energia di quanta ne consumino. All’interno della piattaforma MakingPEDs, il DSS supporta questo processo generando e confrontando scenari alternativi a livello di distretto. Allineando i risultati tecnici alle priorità locali e agli obiettivi politici, il sistema riduce l’incertezza e migliora la qualità complessiva del processo decisionale. Come funziona il Decision Support System Il DSS si basa su un’analisi multi-attributo che integra l’Analytic Hierarchy Process (AHP), una metodologia ampiamente utilizzata per le decisioni complesse. Il processo è strutturato in tre fasi principali: Strutturazione del problema, in cui gli utenti definiscono l’obiettivo, selezionano i criteri di valutazione e identificano le possibili alternative Confronto delle alternative, che consente agli utenti di assegnare un’importanza relativa ai criteri e di esprimere le proprie preferenze tra varie alternative Sintesi dei risultati, in cui il sistema aggrega i dati inseriti e produce un punteggio composito con una classifica degli scenari Questo approccio strutturato semplifica decisioni complesse dividendole in step più gestibili e più facilmente comparabili. Valutare su criteri multidimensionali Uno dei punti di forza del DSS risiede nella sua capacità di integrare più aspetti della sostenibilità nel processo decisionale. Il sistema valuta gli scenari attraverso un insieme completo di KPI trasposti in criteri valutabili, garantendo che le decisioni riflettano sia le priorità tecniche che quelle sociali. Le categorie principali includono: Prestazioni energetiche e ambientali, come l’efficienza energetica, le emissioni di gas serra e l’uso delle risorse Vulnerabilità energetica, inclusi i livelli di reddito, le popolazioni vulnerabili e l’accessibilità economica all’energia Fattori finanziari ed economici, che comprendono i costi di investimento, i costi operativi e la creazione di posti di lavoro Bilancio ambientale a livello di distretto, inclusi gli impatti su trasporti, acqua, rifiuti e aree verdi Gli utenti possono assegnare pesi diversi a questi criteri, adattando l’analisi al proprio contesto specifico e ai propri obiettivi strategici. Flessibilità e adattamento al contesto La pianificazione energetica urbana è influenzata da fattori esterni dinamici. Per questo motivo, l’integrazione di un Analytic Hierarchy Process nel sistema del DSS, permette agli utenti di contribuire con informazioni di contesto, come opportunità di finanziamento, quadri normativi o vincoli locali. Ciò garantisce che i risultati non siano solo tecnicamente solidi, ma anche realistici e implementabili in specifici contesti urbani. Dall’analisi all’azione Il risultato del DSS è una classifica chiara e trasparente delle varie alternative per scenari PED. Ciò consente ai decisori di comprendere l’impatto rispetto ai diversi criteri e come le variazioni nelle priorità influenzino i risultati. Ad esempio, uno scenario che offre le migliori prestazioni dal punto di vista finanziario potrebbe non raggiungere le migliori prestazioni ambientali. Modificando il peso dei criteri, gli utenti possono esplorare scenari diversi e individuare soluzioni che offrono un risultato più equilibrato. In questo modo, il DSS non sostituisce il giudizio umano, ma lo potenzia, fornendo una base strutturata e basata sull’evidenza per il processo decisionale. La piattaforma Making PEDs, sviluppata e implementata da CICLICA, con il supporto dei partner del progetto. Integrazione nella piattaforma MakingPEDs Il DSS è completamente integrato nella più ampia piattaforma MakingPEDs, che include anche funzionalità di modellazione Digital Twin utilizzate per simulare scenari a livello di distretto. La piattaforma è stata testata in quattro città europee — Linz (AT), Bærum (NO), Saint Esteve de Palautordera (ES) e Civitavecchia (IT) — dimostrando la propria adattabilità a diversi contesti urbani. Sebbene sviluppata sulla base di questi casi studio, la metodologia è progettata per essere replicabile nelle città di tutta Europa. Guidare la transizione verso città sostenibili e climaticamente neutre Con lo sviluppo del Decision Support System, R2M Solution rafforza il proprio impegno nel supportare le città nella loro transizione verso la sostenibilità e la neutralità climatica. Combinando l’innovazione digitale con l’expertise nell’efficienza energetica, il DSS consente un processo di pianificazione urbana più trasparente, informato e di maggiore impatto. Per rafforzare ulteriormente le sue basi scientifiche, R2M Solution ha anche pubblicato uno studio che illustra nel dettaglio la metodologia alla base del sistema e l’applicazione dell’Analytic Hierarchy Process. Scarica la pubblicazione

L’Europa produce quasi metà della sua energia da rinnovabili. Ma importa ancora il 57% di ciò che consuma

L’Europa produce sempre più energia elettrica pulita, ma continua a dipendere dall’estero per oltre metà del suo fabbisogno. È questo il paradosso che emerge dai dati dell’edizione 2026 di Energy in Europe pubblicata da Eurostat. Nel 2024, per la prima volta, le fonti rinnovabili sono diventate la principale forma di generazione interna, coprendo il 48% del totale. Un risultato che segna un passaggio storico: il nucleare si attesta al 28%, mentre il gas naturale scende al 5% nella produzione elettrica. Questo primato, tuttavia, convive con una vulnerabilità ancora profonda. L’Unione Europea continua a importare il 57% dell’energia elettrica che consuma. Il dato evidenzia uno scarto crescente tra la trasformazione del sistema elettrico e la struttura dei consumi finali. Se la generazione si sta progressivamente decarbonizzando, ampie porzioni dell’economia reale, dai trasporti pesanti alla siderurgia, dalla chimica al riscaldamento, restano legate a vettori fossili acquistati all’estero. Il costo economico della dipendenza La dipendenza non è solo un indicatore strategico, ma un costo diretto per l’economia europea. Nel 2025, la spesa per l’importazione di idrocarburi ha sfiorato i 396 miliardi di euro, pari a circa il 2,5% del PIL comunitario. Si tratta di un trasferimento di ricchezza significativo, che riduce lo spazio per gli investimenti industriali proprio mentre il continente è chiamato a finanziare la propria transizione e a rafforzare la competitività. Nel frattempo, è cambiata la geografia delle forniture. La Norvegia è diventata il principale perno della sicurezza energetica europea, coprendo circa il 30% del fabbisogno di gas, seguita dagli Stati Uniti con il 17%, che si confermano anche primo partner per il petrolio con una quota del 16%. La diversificazione delle fonti ha ridotto la dipendenza da singoli fornitori, ma non ha eliminato l’esposizione ai rischi esterni. Le dinamiche dei prezzi restano fortemente influenzate da fattori geopolitici, decisioni di politica energetica e variabili operative che si riflettono in tempi rapidi sui mercati europei. Il nodo italiano All’interno di questo quadro, l’Italia rappresenta uno dei punti di maggiore vulnerabilità. Il gas naturale copre il 36% dell’energia disponibile, a fronte di una media europea del 21%. Ma l’elemento più critico riguarda il meccanismo di formazione dei prezzi. Nel primo trimestre del 2026, il costo dell’elettricità sul mercato italiano è stato influenzato dal prezzo del gas nell’89% delle ore. È l’effetto del sistema del marginal price, in cui è l’ultima centrale attivata, spesso alimentata a gas, a determinare il prezzo per l’intero mercato. Questo meccanismo implica che anche in presenza di una forte produzione da fonti rinnovabili, il costo finale dell’energia resti agganciato alle quotazioni internazionali del gas. Ne deriva una maggiore volatilità dei prezzi e un differenziale competitivo per il sistema manifatturiero italiano rispetto ad altri Paesi europei meno esposti a questa dinamica, come la Spagna. Obiettivi 2030 ancora lontani Il percorso verso gli obiettivi al 2030 resta complesso. Il consumo energetico primario dell’Unione si attesta a 1.209 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, in calo del 9% nell’ultimo decennio ma ancora distante dal target di 992,5 Mtoe. Anche sul fronte delle emissioni, la riduzione del 36% rispetto al 1990 rappresenta un risultato significativo, ma insufficiente rispetto all’obiettivo del -55% previsto dal pacchetto Fit for 55. Il raggiungimento di questo traguardo richiede un’accelerazione nei settori più difficili da decarbonizzare, oltre a un deciso miglioramento dell’efficienza energetica. In questo contesto, la transizione non può più essere letta solo come sola sostituzione delle fonti ma diventa centrale la riduzione dei consumi e la trasformazione del modello energetico. Dalla centralizzazione alla produzione diffusa Accanto alle grandi infrastrutture, si sta affermando una configurazione più distribuita, in cui produzione e consumo tendono ad avvicinarsi. L’autoconsumo e le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano strumenti sempre più rilevanti per ridurre l’esposizione ai mercati internazionali e stabilizzare i costi nel medio periodo. Per l’Italia, caratterizzata da un tessuto diffuso di piccole e medie imprese e da una buona disponibilità di risorsa solare, la generazione distribuita può diventare una leva strategica non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico. Ridurre la dipendenza dal gas significa infatti intervenire direttamente sul principale fattore di volatilità dei prezzi. Ridurre la dipendenza per rafforzare la competitività Il quadro che emerge è quello di una transizione ancora incompleta. L’Europa ha costruito una leadership nelle tecnologie rinnovabili, ma non ha ancora tradotto questo vantaggio in una reale autonomia energetica. Finché oltre metà dell’energia continuerà a essere importata, il sistema resterà esposto a dinamiche esterne che incidono sulla competitività e sulla stabilità economica. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare il progresso tecnologico in capacità di controllo, riducendo strutturalmente la dipendenza e rafforzando la sovranità energetica del continente. Clicca qui per l’articolo completo Eurostat

DT4BEST: tecnologie digitali per accelerare la transizione eco-sostenibile degli edifici

La decarbonizzazione del patrimonio edilizio rappresenta una delle sfide più rilevanti della transizione energetica europea. Nonostante la disponibilità di tecnologie avanzate, il settore delle costruzioni deve ancora affrontare ostacoli significativi legati alla complessità degli interventi, ai tempi di cantiere, alla gestione dei costi e alla difficoltà di integrare strumenti digitali e modelli operativi innovativi. In questo contesto nasce DT4BEST – Digital Technologies for Buildings Eco-Sustainable Transition, un’iniziativa di ricerca industriale che punta a rivoluzionare la riqualificazione del patrimonio edilizio, con particolare attenzione agli edifici pubblici e produttivi, attraverso un approccio integrato che combina digitalizzazione, automazione e sostenibilità. Il progetto si inserisce nel quadro della Strategia di Specializzazione Intelligente della Regione Veneto 2021–2027 e negli obiettivi del Venetian Green Building Cluster, contribuendo allo sviluppo di soluzioni innovative per la progettazione e gestione degli edifici, la domotica e l’automazione per la qualità della vita, la rigenerazione urbana programmata e il monitoraggio ambientale. A guidare l’iniziativa sono due driver trasversali fondamentali per il settore delle costruzioni: trasformazione digitale e transizione verde. Superare le barriere della riqualificazione edilizia La riqualificazione energetica degli edifici è una priorità per il raggiungimento degli obiettivi climatici europei al 2050. Tuttavia, la diffusione su larga scala degli interventi è ancora rallentata da diversi fattori: complessità normativa, difficoltà nel selezionare le tecnologie più adatte ai diversi contesti, tempi lunghi di realizzazione e incertezza sui ritorni economici degli investimenti. DT4BEST affronta queste criticità proponendo un modello innovativo che integra industrializzazione dei processi costruttivi, automazione e strumenti digitali avanzati. L’obiettivo è sviluppare soluzioni replicabili capaci di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, ridurre i tempi di intervento e garantire un approccio sistemico alla sostenibilità. I tre pilastri del progetto L’iniziativa si basa su tre pilastri operativi che definiscono l’approccio tecnologico del progetto: Strategia data-driven Il progetto parte da un’analisi approfondita del contesto regionale, attraverso la mappatura energetica del patrimonio edilizio, lo studio del quadro normativo e l’analisi delle modalità di utilizzo degli edifici. Questa base di conoscenza permetterà di definire scenari di intervento replicabili, supportati da dati reali e dall’introduzione di nuovi materiali e tecnologie costruttive. Cantiere 4.0 e automazione DT4BEST introduce nuove soluzioni per l’automazione dei processi edilizi, tra cui sistemi robotici mobili e tecnologie di stampa 3D per la posa automatizzata di elementi non strutturali. L’obiettivo è aumentare la sicurezza nei cantieri, ridurre gli errori umani e accorciare i tempi di intervento, rendendo i processi di riqualificazione più efficienti e sostenibili. Gestione digitale avanzata Il progetto integra tecnologie digitali avanzate per la gestione degli edifici, combinando Building Information Modeling (BIM), sensori IoT e Digital Twin. Questi strumenti permettono di monitorare le prestazioni energetiche, supportare la manutenzione predittiva e migliorare la gestione operativa degli edifici. Inoltre, l’utilizzo di realtà aumentata faciliterà il lavoro degli operatori sul campo, rendendo più efficiente l’accesso alle informazioni tecniche e operative. Validazione su caso studio reale Per valutare l’efficacia delle soluzioni sviluppate, il progetto prevede la sperimentazione su un caso studio reale, che sarà utilizzato da banco di prova per misurare i benefici concreti delle tecnologie adottate. L’analisi riguarderà diversi aspetti chiave: sostenibilità economica, attraverso studi costi-benefici e valutazioni del ritorno sull’investimento (ROI); impatto ambientale, con metriche dedicate alla riduzione delle emissioni e alla circolarità dei materiali; prestazioni energetiche, monitorate attraverso modelli digitali e sistemi di controllo avanzati. I risultati confluiranno in una guida alla replicabilità destinata a pubbliche amministrazioni, progettisti e operatori del settore, con l’obiettivo di promuovere nuovi standard operativi per la riqualificazione sostenibile degli edifici. Il ruolo di R2M Solution All’interno di DT4BEST, R2M Solution ricopre un ruolo centrale guidando il Work Package 3, dedicato alla digitalizzazione e alla gestione energetica avanzata degli edifici. Le attività coordinate da R2M Solution includono lo sviluppo di modelli BIM avanzati e la creazione di Digital Twin per rappresentare e monitorare il comportamento energetico degli edifici. Il progetto prevede inoltre l’implementazione di tecnologie Scan-to-BIM, come Matterport, che permettono di generare modelli digitali accurati dello stato di fatto degli edifici attraverso scansioni laser 3D. Tra le attività previste rientrano anche lo sviluppo di un’applicazione mobile per la gestione automatizzata dei contenuti BIM, la definizione di strategie per la gestione e manutenzione degli edifici in diverse condizioni operative e l’integrazione di sistemi digitali per il monitoraggio delle prestazioni energetiche. Verso nuovi modelli per la transizione del costruito Grazie all’integrazione di digitalizzazione, automazione e analisi ESG, DT4BEST punta a definire un modello replicabile per la trasformazione sostenibile del patrimonio edilizio. Riduzione dei tempi di cantiere, miglioramento delle prestazioni energetiche, maggiore efficienza gestionale e nuove opportunità di investimento sono alcuni dei risultati attesi. Con questo progetto, R2M Solution rafforza il proprio impegno nello sviluppo di soluzioni innovative per accompagnare il settore delle costruzioni verso una transizione digitale ed ecologica concreta, contribuendo alla diffusione di nuovi strumenti e metodologie per un’edilizia più efficiente, resiliente e sostenibile.

MIPIM 2026: R2M Solution porta a Cannes soluzioni per la decarbonizzazione degli asset immobiliari

Dal 9 al 13 marzo Cannes ha ospitato la 36ª edizione del MIPIM, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati al real estate, con oltre 20.000 professionisti da circa 90 Paesi. Investitori, sviluppatori, asset manager e rappresentanti istituzionali si sono ritrovati sulla Croisette per confrontarsi sulle dinamiche del mercato: strategie di investimento, rigenerazione urbana, nuovi strumenti tecnologici per la gestione e la valorizzazione degli asset. R2M Solution era presente con Alessandro Lodigiani, Country Manager Italy, Gianluca Padula, Sustainability Division Manager, insieme ai colleghi della branch francese Sophie Dourlens-Quaranta, Managing Director, e Christopher Klink, R&I Project Manager. Il ritorno dell’interesse degli investitori per il real estate europeo Durante i giorni trascorsi a Cannes il team ha partecipato a diversi momenti di confronto con investitori e operatori internazionali, in un contesto che ha confermato il ruolo del MIPIM come osservatorio privilegiato sulle evoluzioni del capital market immobiliare. Dopo una fase segnata dall’incertezza macroeconomica e dall’aumento dei tassi di interesse, molti investitori stanno tornando a valutare con maggiore attenzione le opportunità offerte dal comparto europeo. È uno dei segnali più netti emersi dai panel e dagli incontri bilaterali di questi giorni. In queste valutazioni continuano a pesare soprattutto i fondamentali dei mercati. E in questo momento l’Italia è osservata con crescente interesse, grazie alla solidità di alcuni segmenti e al potenziale di sviluppo di diversi contesti urbani. Un interesse che non si esaurisce nelle grandi piazze consolidate, ma che si allarga verso realtà in evoluzione. Roma torna al centro delle strategie di investimento Tra le città che stanno attirando maggiore attenzione c’è Roma. Se negli ultimi anni Milano ha concentrato la quota maggiore dei capitali nel real estate italiano, oggi diversi operatori guardano con rinnovato interesse alla capitale. I progetti di trasformazione urbana in corso, dalla riqualificazione dei Mercati Generali allo sviluppo dell’area di Guido Reni, stanno contribuendo a riaccendere l’attenzione degli investitori e a riportare la città al centro delle strategie di sviluppo. Secondo diversi osservatori, Roma potrebbe trovarsi all’inizio di una nuova fase del proprio ciclo immobiliare, con interventi destinati a trasformare alcune aree strategiche e a generare nuove opportunità per investitori e sviluppatori. Il MIPIM ha confermato anche la vivacità di alcuni segmenti specifici. Tra i più osservati troviamo il residenziale, l’hospitality e i data center, questi ultimi sempre più centrali nelle strategie di investimento legate alla trasformazione digitale dell’economia. Tre ambiti molto diversi tra loro, ma accomunati da una domanda strutturale solida e da prospettive di crescita che continuano ad attrarre capitali da tutto il mondo. Nuove politiche europee e digitalizzazione degli edifici A margine del MIPIM, Alessandro Lodigiani è stato intervistato dal Quotidiano Immobiliare sulle implicazioni della nuova direttiva EPBD. Tra le novità introdotte c’è il fascicolo digitale del fabbricato, uno strumento pensato per raccogliere e aggiornare nel tempo le informazioni tecniche e prestazionali degli edifici. Per Lodigiani, si tratta di un cambiamento che va oltre il dato tecnico: “Il fascicolo digitale segna un passaggio importante perché introduce una nuova cultura del dato nel settore immobiliare. Disporre di informazioni affidabili e aggiornate sugli edifici diventerà sempre più determinante per la gestione degli asset e per le decisioni di investimento”. Un tema che era già emerso alla recente RICS Italia Conference, dove il fascicolo è stato inquadrato come uno strumento utile per l’intera filiera, dalle valutazioni e le attività di due diligence fino alla gestione operativa e alla riqualificazione, e come un passaggio culturale prima ancora che tecnico, che chiede al settore di ripensare il modo in cui raccoglie e utilizza i dati sugli immobili. Le soluzioni R2M Solution per la decarbonizzazione degli edifici È proprio partendo da questa cultura del dato che R2M Solution ha presentato al MIPIM alcune delle soluzioni sviluppate negli ultimi anni. Nell’ambito di programmi europei come Demo-BLog e MetaBuilding Labs, dedicati alla digitalizzazione del patrimonio edilizio e all’innovazione nel settore delle costruzioni, sono nati strumenti che permettono di simulare percorsi di decarbonizzazione a scala di edificio o di portafoglio, supportando asset manager e investitori nella valutazione di diversi scenari di intervento in un contesto normativo in rapida evoluzione. Sul fronte della gestione operativa, BrainBox AI porta l’intelligenza artificiale nell’ottimizzazione dei sistemi HVAC: già attiva su oltre 40 milioni di metri quadrati nel mondo, è una soluzione plug-and-play che migliora le performance energetiche degli edifici senza richiedere interventi strutturali, con tempi di implementazione contenuti e risultati misurabili fin dalle prime settimane. A completare il quadro, i gemelli digitali degli edifici: tecnologie di scansione e modellazione , come quelle abilitate da Matterport, che consentono di creare rappresentazioni digitali accurate degli immobili e di raccogliere dati utili tanto per la gestione corrente quanto per la pianificazione degli interventi futuri. Una frontiera che sta rapidamente passando dalla sperimentazione all’uso concreto, anche su patrimoni di grandi dimensioni. La dimensione della sostenibilità, però, non si ferma al singolo edificio. Cresce infatti l’attenzione verso strumenti capaci di supportare strategie di adattamento climatico e di miglioramento della qualità ambientale a scala urbana. In questo contesto si inseriscono soluzioni basate sulle Nature-Based Solutions, come le piattaforme Greenpass e NBenefit$ by LIST, che permettono di misurare e simulare l’impatto delle infrastrutture verdi sul clima urbano, supportando decisioni progettuali allineate agli obiettivi di sostenibilità e ai criteri ESG. Dati, tecnologia, transizione energetica: sono queste le leve su cui il real estate europeo sta costruendo le proprie strategie competitive. E su queste leve R2M Solution lavora ogni giorno, con strumenti concreti e una presenza internazionale consolidata.

RaRe²: un ecosistema digitale per rafforzare la resilienza manifatturiera europea

Il settore manifatturiero europeo sta attraversando una fase di trasformazione profonda. Crisi globali, interruzioni delle supply chain, instabilità geopolitica e continui aggiornamenti normativi hanno reso l’incertezza una condizione strutturale. È in questo contesto che è nato RaRe² (Rapid Reconfiguration), un progetto co-finanziato dall’Unione Europea (N. 101092073) che riunisce 22 organizzazioni tra partner industriali, accademici e tecnologici con un obiettivo ambizioso: costruire un ecosistema digitale capace di rendere le fabbriche più flessibili, reattive e competitive. Cos’è il progetto RaRe² RaRe² è nato per rispondere a una domanda cruciale per l’industria europea: come possono le imprese manifatturiere riconfigurarsi rapidamente di fronte a shock esterni, variazioni improvvise della domanda o carenze di materiali? La risposta proposta dal progetto non si limita a una singola tecnologia, ma definisce un modello integrato di produzione resiliente che combina: strumenti di early detection basati su intelligenza artificiale, capaci di analizzare dati interni ed esterni per anticipare segnali di rischio; soluzioni di digital twin e smart connectivity, che permettono di simulare scenari alternativi prima di intervenire fisicamente sui processi produttivi e logistici; un forte focus sulla centralità delle persone, con strumenti per la valutazione dei gap di competenze e sistemi di supporto decisionale human-centric. Questo approccio è stato validato attraverso quattro piloti industriali nei settori MedTech, automotive e beni di consumo, dimostrando concretamente la capacità del modello di supportare la resilienza in contesti reali. Il RaRe² Toolbox Il principale risultato del progetto è la RaRe² ToolBox, un ambiente digitale unificato ospitato sulla piattaforma KARTU. La ToolBox integra in un unico spazio tutti gli strumenti, le tecnologie e i servizi sviluppati dal consorzio, trasformando i risultati della ricerca in soluzioni operative per l’industria. Attraverso un sistema di ricerca e filtri, gli utenti possono individuare rapidamente lo strumento più adatto alle proprie esigenze, consultare profili strutturati di ogni soluzione e interagire direttamente con i rispettivi sviluppatori. La piattaforma mette a disposizione soluzioni per: Rilevamento precoce delle necessità di riconfigurazione, con tool basati su AI e Large Language Models che monitorano in tempo reale segnali di rischio esterni e interni; Digital Twin della produzione e della logistica, per simulare scenari alternativi prima di intervenire fisicamente sui processi; Valutazione dei gap di competenze dei lavoratori e supporto alla formazione tramite ambienti di addestramento riconfigurabili; Matchmaking tra aziende, per identificare rapidamente nuovi partner tecnici in caso di disruption della supply chain; Co-creazione lungo la catena del valore, tramite la piattaforma KARTU che facilita la collaborazione tra produttori e fornitori di soluzioni. L’innovazione della RaRe² ToolBox non risiede solo nei singoli strumenti, ma nella loro integrazione strutturata in un unico ambiente digitale. La piattaforma trasforma un ecosistema tecnologico complesso in un toolbox operativo e facilmente consultabile, offrendo un punto di accesso unico e standardizzato a soluzioni interoperabili. In questo modo, supporta decision maker come CEO, plant manager e responsabili della supply chain nel ridurre il time-to-decision e nel rispondere in modo più informato ai cambiamenti di mercato e normativi. La ToolBox non è quindi una semplice raccolta di strumenti digitali, ma una vera infrastruttura per la resilienza manifatturiera europea. Il ruolo di R2M Solution All’interno del progetto, R2M Solution svolge un ruolo centrale nella valorizzazione dei risultati e nella definizione della strategia di mercato della RaRe² ToolBox. R2M Solution guida le attività di exploitation e commercializzazione, contribuendo alla strutturazione del modello di business della piattaforma e al coordinamento tra i partner per garantire la sostenibilità del progetto nel lungo periodo. Grazie alla propria esperienza nei progetti europei di innovazione, R2M contribuisce a creare un ponte tra ricerca e mercato, accompagnando RaRe² verso la piena maturità e l’ingresso nel mercato.

Key Energy 2026: cosa si è detto sul futuro degli edifici nella transizione energetica

Normativa europea, elettrificazione e qualità degli ambienti: a Rimini il confronto su come cambieranno progettazione e riqualificazione degli edifici nei prossimi anni. Dal 4 al 6 marzo il Rimini Expo Centre ha ospitato Key Energy 2026, uno dei principali appuntamenti europei dedicati alla transizione energetica. Tra i temi più discussi durante la manifestazione c’è stato il ruolo degli edifici nel processo di decarbonizzazione del sistema energetico. Efficienza energetica, integrazione delle fonti rinnovabili ed elettrificazione dei consumi stanno infatti cambiando il modo in cui il patrimonio edilizio viene progettato, riqualificato e gestito. Non si tratta più soltanto di ridurre i consumi, ma di integrare edifici, sistemi energetici e gestione dei dati in un unico ecosistema. Di queste trasformazioni si è parlato in diversi incontri nel corso dell’evento, tra cui tre panel che hanno visto la partecipazione di Stefano Barbera, Energy Division Manager di R2M Solution. Al Rinnovabili HUB: il confronto sulla nuova direttiva europea sugli edifici Durante Key Energy 2026, R2M Solution ha preso parte a diversi momenti di confronto dedicati al futuro del settore edilizio. Il primo si è svolto al Rinnovabili HUB, dove Stefano Barbera è intervenuto in un panel dedicato alla nuova Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD). L’incontro, moderato da Alessia Bardi, ha riunito anche Marco Caffi (GBC Italia) e Remo Vaudano (Consiglio Nazionale degli Ingegneri). Il confronto si è concentrato sulle implicazioni della direttiva per la riqualificazione del patrimonio edilizio europeo. La EPBD introduce infatti un approccio più strutturato agli interventi sugli edifici esistenti, puntando su percorsi di riqualificazione pianificati nel tempo e sull’integrazione tra diverse tecnologie energetiche. “La EPBD non introduce soltanto nuovi obiettivi energetici”, ha osservato Stefano Barbera durante il confronto. “Cambia il modo in cui pensiamo la riqualificazione degli edifici: servono strategie di lungo periodo e una maggiore integrazione tra le tecnologie”. Al Rinnovabili HUB: edifici sempre più elettrici Sempre al Rinnovabili HUB, Barbera è intervenuto anche in un secondo panel, sempre con la moderazione di Alessia Bardi, dedicato all’evoluzione degli impianti energetici negli edifici. Al dibattito hanno partecipato anche Roberto Martino (PROSIEL) e Francesco Sagripanti (CNI). L’incontro ha messo al centro una trasformazione già in corso: la progressiva elettrificazione degli edifici. Tecnologie come pompe di calore, impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo stanno diventando sempre più diffuse negli edifici residenziali e commerciali, contribuendo a ridurre il ricorso alle fonti fossili e cambiando il modo in cui vengono progettati e gestiti gli impianti energetici. “Quando gli edifici diventano sempre più elettrici”, ha spiegato Stefano Barbera, “Diventa fondamentale coordinare produzione, consumo e gestione dei dati”. All’Area Green Building Council: efficienza energetica e qualità degli ambienti La partecipazione di R2M Solution a Key Energy è proseguita anche nell’Area Green Building Council Italia, dove Stefano Barbera è intervenuto in un panel dedicato alla riqualificazione degli edifici esistenti. L’incontro, moderato da Gildo Tomassetti, ha visto la partecipazione anche di Nicola Badan (Schneider Electric), Benedetta Pioppi (Valeri Engineering and Management) e Denis Faruku (GBC Italia). Il confronto ha evidenziato come la riqualificazione del patrimonio edilizio non riguardi più soltanto la riduzione dei consumi energetici. Sempre più spesso gli interventi sugli edifici esistenti integrano anche aspetti legati al comfort e alla qualità degli ambienti interni, elementi che incidono direttamente sul benessere delle persone. Dati e flessibilità energetica: il progetto TRINEFLEX Nel panel sull’evoluzione dei sistemi energetici è emerso anche il tema della necessità di mettere in comunicazione edifici residenziali con edifici industriali per favorire la flessibilità energetica ed il sector coupling. In questo ambito, la gestione dei dati assume un ruolo centrale quando edifici e impianti diventano interconnessi e partecipano attivamente al mercato della flessibilità.. In questo contesto Stefano Barbera ha richiamato anche il progetto europeo TRINEFLEX, che sviluppa soluzioni per aumentare la flessibilità energetica nelle industrie ad alta intensità di energivora. Il progetto utilizza digital twin dei processi industriali per simulare il comportamento degli impianti e analizzare come cambiano i consumi energetici in diversi scenari operativi. Alla base dell’architettura sviluppata dal progetto c’è la piattaforma TRAIN (TRineflex Analytical INfrastructure), progettata per integrare dati provenienti da sistemi energetici, impianti industriali e piattaforme digitali. Edifici e sistema energetico Nel complesso, gli incontri di Key Energy hanno mostrato come il settore edilizio stia entrando in una fase di trasformazione profonda. Normative europee, diffusione delle tecnologie elettriche e crescente attenzione alla gestione dei dati stanno cambiando il modo in cui gli edifici vengono progettati, riqualificati e gestiti. In questo scenario, il patrimonio edilizio non è più soltanto un luogo di consumo energetico, ma diventa sempre più parte attiva del sistema energetico, capace di produrre energia, gestire i consumi e contribuire alla stabilità delle reti.

Progetti europei di innovazione: perché guidarli (o parteciparvi) è una scelta strategica

Questo articolo è stato originariamente pubblicato dai nostri colleghi di R2M Solution Spagna. Per leggere la versione originale, clicca qui. L’innovazione in Europa non è una collezione di programmi scollegati. È un ecosistema integrato in cui iniziative diverse si rafforzano reciprocamente, contribuendo alla competitività industriale, alla transizione verde e alla trasformazione digitale del continente. Negli ultimi mesi, i nostri colleghi spagnoli hanno analizzato da vicino come funzionano realmente i programmi europei per l’innovazione: non solo in termini di regole e criteri di valutazione, ma soprattutto in relazione al loro impatto strategico sulle organizzazioni. L’obiettivo non è semplicemente partecipare, ma capire dove si colloca la propria realtà all’interno di questo sistema e come sfruttarne le sinergie per moltiplicare il ritorno dell’investimento in ricerca e innovazione. Allineamento strategico: il vero punto di partenza Le organizzazioni che ottengono risultati in Horizon Europe non iniziano dalla call, ma dalla propria strategia. Prima ancora di scrivere una proposta, rispondono a una domanda cruciale: in che modo questo progetto si inserisce nel nostro percorso di innovazione a medio-lungo termine? Il successo in Horizon Europe dipende dalla capacità di comprendere la logica del programma e di allinearla alla strategia dell’organizzazione. Per questo motivo il lavoro preliminare è fondamentale: ascoltare il partner, analizzarne le competenze reali, trasformare le idee in proposte coerenti e ben orientate. È questo approccio strategico che permette di costruire progetti capaci di generare un impatto concreto e sostenibile. Horizon Europe si articola su tre grandi pilastri – Excellente Science, Global Challenges & European Industrial Competitiveness, Innovative Europe – che riflettono una visione chiara: integrare ricerca, industria e mercato in un percorso coerente. L’allineamento strategico non è quindi un esercizio teorico, ma una scelta operativa che incide immediatamente sulla tipologia di progetto da presentare, sulla composizione del consorzio e sulla solidità del piano di sfruttamento dei risultati. Senza questa base, il rischio è investire risorse in modo inefficace o ottenere finanziamenti che l’organizzazione non riesce a valorizzare pienamente. Oltre Horizon Europe: un ecosistema più ampio Limitare la propria strategia a un unico programma significa spesso trascurare opportunità rilevanti. L’ecosistema europeo comprende strumenti che operano in modo complementare, come il LIFE Programme per l’ambiente e l’azione climatica, i European Structural and Investment Funds con una forte dimensione territoriale, l’Innovation Fund dedicato alle tecnologie low-carbon su larga scala e NextGenerationEU, che ha sostenuto la trasformazione economica degli Stati membri. La capacità di combinare questi strumenti in modo coerente con il livello di maturità tecnologica e con gli obiettivi industriali rappresenta oggi un vero vantaggio competitivo. Dall’implementazione allo sfruttamento dei risultati I progetti europei si distinguono per tipologia e stadio di maturità tecnologica, dalle azioni di ricerca collaborativa (RIA) alle azioni di innovazione vicine al mercato (IA), fino alle azioni di coordinamento e supporto (CSA). Tuttavia, al di là della classificazione tecnica, il vero discrimine è un altro. La differenza tra un progetto tecnicamente riuscito e uno capace di generare impatto duraturo risiede nello sfruttamento dei risultati. Non si tratta di un capitolo amministrativo da compilare alla fine, ma di una componente strategica da integrare fin dall’inizio. Gli evaluator europei valutano con attenzione se i risultati saranno realmente utilizzabili da imprese, cittadini o decisori pubblici. Un piano di sfruttamento credibile definisce con precisione come un risultato si trasformerà in un prodotto, un servizio o un modello di business, quale mercato di riferimento avrà, quali ricavi potrà generare e quali investimenti saranno necessari. È qui che l’innovazione si traduce in valore. Anticipare il futuro La nuova programmazione europea 2028–2034 porterà un rafforzamento delle priorità legate all’intelligenza artificiale, alla sostenibilità avanzata e all’autonomia strategica industriale. Le organizzazioni che monitorano queste evoluzioni e le integrano nella propria pianificazione non si limiteranno a reagire ai cambiamenti, ma li anticiperanno. Una scelta di visione Molte organizzazioni considerano i programmi europei come opportunità isolate. In realtà, partecipare, o guidare, un progetto europeo significa compiere una scelta di posizionamento. Significa decidere di competere su scala internazionale, strutturare la propria innovazione e trasformarla in impatto misurabile nel tempo. R2M Solution Italia accompagna imprese ed enti pubblici lungo l’intero ciclo di vita del progetto europeo: dalla definizione della strategia alla costruzione del consorzio, dalla scrittura della proposta alla gestione tecnica, amministrativa e finanziaria del progetto finanziato tramite strumenti ad hoc (REGOLO: software progettato e sviluppato da R2M Solution per la pianificazione e la gestione di progetti finanziati) , fino alla valorizzazione dei risultati. Per saperne di più, contattaci

Building Renovation Passport: cos’è e perché dovresti conoscerlo

Questo contributo riprende due articoli pubblicati su BUILD UP  da Letizia D’Angelo, Alessandro Piccinini, Sophie Dourlens-Quaranta e Rachel Desmaris, esperti di R2M Solution Italia e Francia, dedicati al Building Renovation Passport e alla sua applicazione nei diversi contesti nazionali. La riqualificazione energetica del patrimonio edilizio europeo richiede oggi una pianificazione più strutturata. Certificare la prestazione di un edificio rappresenta un passaggio necessario, ma non sufficiente per guidarne l’evoluzione nel tempo. Serve uno strumento capace di organizzare gli interventi in modo progressivo, coordinando aspetti tecnici, ambientali ed economici. In questo quadro si inserisce il Building Renovation Passport, introdotto dalla Direttiva EPBD IV come supporto alla trasformazione graduale degli edifici Cos’è il Building Renovation Passport Il Building Renovation Passport, previsto dall’articolo 12 della Direttiva e disciplinato dall’Allegato VII, sarà recepito negli ordinamenti nazionali entro maggio 2026. Si tratta di uno strumento volontario redatto da professionisti qualificati che definisce una roadmap personalizzata degli interventi di riqualificazione energetica. L’Attestato di Prestazione Energetica descrive la situazione attuale dell’edificio. Il Building Renovation Passport organizza invece il percorso di miglioramento nel tempo, orientandolo verso il raggiungimento progressivo di standard più elevati, prima nZEB e successivamente ZEB. Gli Stati Membri possono prevederne l’integrazione con l’APE e introdurre obblighi per determinate categorie di immobili. Il Passaporto struttura così una pianificazione per fasi che rende più coerente la sequenza degli interventi e più chiara la programmazione degli investimenti. I contenuti secondo l’Allegato VIII L’Allegato VIII della Direttiva definisce i contenuti minimi del Building Renovation Passport. Il documento deve includere le informazioni sulla prestazione energetica attuale dell’edificio, la verifica di conformità ai requisiti previsti dalla EPBD e ai requisiti nazionali applicabili, comprese le indicazioni relative ai sistemi di automazione e controllo (BCAS) e agli aspetti legati alla qualità dell’aria interna e alla salute. Il Passaporto deve inoltre presentare una rappresentazione grafica della tabella di marcia degli interventi e una descrizione sintetica delle diverse fasi, includendo eventuali collegamenti a reti di teleriscaldamento o teleraffrescamento efficienti e una stima della quota di produzione e autoconsumo di energia rinnovabile, sia individuale sia collettiva. Accanto alla dimensione tecnica, la Direttiva richiede una valutazione ambientale, anche in termini di circolarità dei materiali e indicatori di sostenibilità, preferibilmente attraverso strumenti come il Life Cycle Assessment, e una valutazione economica che delinei le possibili forme di finanziamento e l’analisi costi-benefici degli interventi. Per garantire un documento strutturato e affidabile risultano centrali l’analisi preliminare dell’edificio, i sopralluoghi e la raccolta sistematica dei dati. Strumenti come il Digital Twin e la modellazione energetica dinamica consentono di simulare scenari di intervento e stimare in modo realistico i consumi futuri in base alle soluzioni adottate. La Direttiva evidenzia inoltre il ruolo del Building Renovation Passport nel favorire la ristrutturazione profonda per fasi, in linea con l’obiettivo europeo di riqualificazione dell’uno per cento annuo del patrimonio edilizio. Il ruolo dei dati e dell’interoperabilità Affinché il Building Renovation Passport produca un impatto concreto, la qualità e la struttura dei dati risultano determinanti. La EPBD prevede che le informazioni contenute nel Passaporto siano leggibili sia dagli utenti sia dai sistemi digitali, così da consentirne l’integrazione con software e piattaforme pubbliche a livello nazionale ed europeo. Il documento entrerà a far parte del Digital Building Logbook, il fascicolo digitale dell’edificio che raccoglie APE e altri documenti essenziali lungo l’intero ciclo di vita dell’immobile. Dati interoperabili permettono la creazione di database nazionali aggiornabili e aggregabili nel tempo, favorendo la costruzione di catasti energetici omogenei. L’articolo 25 della EPBD IV stabilisce che gli Stati Membri debbano raccogliere e gestire i dati sulle prestazioni energetiche in archivi nazionali aggiornati, funzionali al monitoraggio dei Piani Nazionali di Ristrutturazione. L’integrazione con sistemi di automazione e monitoraggio consente inoltre di collegare il Passaporto ai livelli di smart readiness dell’edificio, migliorando l’affidabilità delle informazioni. Italia e Francia a confronto In Italia il sistema presenta ancora elementi di frammentazione. Nonostante ENEA abbia istituito e gestisca il Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica (SIAPE), la gestione dei dati resta in larga parte articolata su base regionale, con metodologie e standard non sempre omogenei. L’introduzione del Digital Building Logbook e del Building Renovation Passport può rappresentare un’occasione per armonizzare le informazioni e lavorare su basi dati più coerenti e integrate. La Francia si colloca su un livello più avanzato. Dal 2023 ha introdotto l’audit energetico a integrazione dell’APE e dispone di piattaforme nazionali di raccolta dati, come quelle coordinate dall’ADEME e dall’Osservatorio APE-Audit, che mettono a disposizione informazioni in modalità open data. Inoltre, il Carnet d’Information du Logement, un fascicolo digitale che raccoglie nel tempo le informazioni tecniche e gli interventi realizzati sull’edificio, accompagna l’edificio lungo il suo ciclo di vita, includendo anche la programmazione dei lavori futuri e collegando progressivamente le prestazioni energetiche alla disciplina della locazione. Il Building Renovation Passport rappresenta un passaggio verso una gestione più strutturata e misurabile della trasformazione energetica del patrimonio edilizio. Per approfondire è possibile consultare i due articoli completi pubblicati su BUILD UP dagli esperti R2M Solution Italia e Francia. Per informazioni su LCA, LCCA e riqualificazione energetica, contattaci.

RICS Italia Conference 2026: il Digital Building Logbook entra nella gestione concreta degli asset

A Milano un momento di approfondimento dedicato a EPBD, organizzazione delle informazioni e interoperabilità come leve operative per fondi e asset manager. Il 24 febbraio, all’Auditorium BPM di Milano, la RICS Italia Conference 2026 ha riunito valutatori, asset manager, investitori e professionisti tecnici per confrontarsi sull’evoluzione normativa e digitale del settore immobiliare. Il dibattito ha toccato diversi aspetti legati all’EPBD, alla gestione delle informazioni e ai processi autorizzativi. Nel nostro intervento abbiamo posto l’accento su un punto specifico: come rendere realmente operativo il Digital Building Logbook nella gestione degli immobili. Durante la sessione Innovation & Tech in Real Estate Industry, il nostro Country Manager Alessandro Lodigiani ha evidenziato come la Direttiva EPBD non introduca soltanto nuovi requisiti energetici, ma ridefinisca il modo in cui le informazioni dell’edificio vengono raccolte, aggiornate e rese accessibili attraverso il Digital Building Logbook. “Il Digital Building Logbook non è una piattaforma. È interoperabilità. È il passaggio da un archivio statico a un sistema che accompagna l’edificio nel tempo” La differenza è sostanziale. Un archivio conserva documenti, un logbook registra eventi e aggiornamenti, garantendone la tracciabilità lungo l’intero ciclo di vita dell’immobile: dalla progettazione alle ristrutturazioni, fino alle compravendite. In questa prospettiva, il Logbook non è un adempimento aggiuntivo, ma uno strumento che può rendere più coerente e trasparente la gestione dell’edificio. Il punto, più che tecnologico, è organizzativo: riguarda il metodo con cui i contenuti vengono prodotti, verificati e messi a disposizione dei diversi attori della filiera. Cosa cambia per fondi e asset manager Per chi gestisce portafogli immobiliari, una struttura informativa organizzata incide sia sull’operatività ordinaria sia sulle operazioni straordinarie. Avere una struttura informativa organizzata significa, prima di tutto, lavorare con dati che non devono essere ricostruiti ogni volta. Significa ridurre il tempo speso a cercare documenti, verificare versioni, colmare lacune. Nella gestione ordinaria questo si traduce in maggiore controllo sulle caratteristiche tecniche e sulle performance degli asset. Nelle operazioni straordinarie, due diligence, acquisizioni o dismissioni, si traduce in una minore distanza informativa tra chi vende e chi acquista. Durante l’incontro abbiamo portato un esempio semplice: il rilievo digitale e la creazione del gemello dell’edificio come primo passo operativo del Logbook. Disporre di uno stato di fatto acquisito in modo strutturato evita sopralluoghi ripetuti, riduce le imprecisioni e offre una base condivisa su cui fondare valutazioni tecniche ed economiche. Anche sul fronte ESG e reporting il tema è pragmatico. La qualità del dato incide direttamente sulla credibilità delle performance dichiarate. E oggi, in un mercato sempre più attento alla trasparenza, questo aspetto non è secondario. Interoperabilità: quando l’infrastruttura diventa operativa Una piattaforma organizzata genera valore solo se dialoga con gli strumenti già in uso. L’integrazione con i digital twin consente di collegare le informazioni contenute nel Logbook agli elementi fisici dell’edificio, superando la logica del documento separato dalla realtà tecnica. Durante l’evento è stato presentato anche Matterport come esempio concreto di integrazione tra rilievo tridimensionale e sistema informativo. È stato mostrato come la rappresentazione 3D possa diventare un’interfaccia operativa: un ambiente navigabile in cui misurazioni, tag informativi e documentazione sono associati direttamente agli elementi costruttivi. Attraverso Matterport è possibile inserire etichette descrittive, rilievi dimensionali e collegamenti documentali nello spazio digitale, associando contenuti tecnici a impianti, superfici e componenti dell’immobile. La visualizzazione tridimensionale diventa così uno strumento operativo per accedere alle informazioni strutturate. Dal punto di vista gestionale, individuare un impianto nel modello e consultare subito la documentazione collegata riduce la distanza tra archivio e verifica sul campo. L’interoperabilità, quindi, non è un dettaglio tecnico: è ciò che rende il sistema realmente utilizzabile. “Il punto non è la tecnologia. Il punto è evitare di rifare domani quello che potevamo fare bene oggi.” Digital Building Permitting La stessa impostazione vale per il Digital Building Permitting. Qui non si tratta solo di conservare informazioni, ma di rendere più omogenei e trasparenti i processi autorizzativi. Standard condivisi, integrazione tra BIM e GIS e controlli automatici sui modelli progettuali puntano a ridurre discrezionalità e tempi di istruttoria. Il collegamento con il Logbook è diretto: insieme contribuiscono a costruire una filiera informativa continua, dalla fase autorizzativa alla gestione dell’immobile. Un’evoluzione già in corso Dalla RICS Italia Conference 2026 è emerso quindi un punto chiaro: la gestione strutturata delle informazioni tecniche non è più un tema collaterale. Con l’introduzione del Digital Building Logbook nella EPBD, organizzazione e tracciabilità entrano stabilmente nelle pratiche operative del settore. La vera sfida non sarà adottare uno strumento, ma ripensare le modalità operative. Per fondi e asset manager questo significa integrare il Logbook nei sistemi esistenti, definire responsabilità di aggiornamento e garantire coerenza tra piattaforme, trasformando l’informazione in un asset strategico. Il Digital Building Logbook non è un adempimento normativo: è il primo passo verso una gestione più trasparente, più accurata e meno frammentata del patrimonio immobiliare.

Skills2Decarb: le competenze al centro della decarbonizzazione del patrimonio edilizio italiano

La decarbonizzazione del patrimonio edilizio rappresenta una delle sfide chiave per il raggiungimento degli obiettivi climatici europei al 2030 e della neutralità climatica entro il 2050. In questo contesto nasce Skills2Decarb, progetto di ricerca europeo che mira a colmare il divario di competenze nel settore delle costruzioni, mettendo professionisti e lavoratori del Architecture, Engineering & Construction (AEC) nelle condizioni di guidare la transizione verso edifici a zero emissioni. Un progetto pensato per il contesto italiano Il patrimonio edilizio italiano presenta caratteristiche peculiari: è mediamente molto datato e, di conseguenza, spesso inefficiente sotto il profilo energetico. Il 74% degli edifici è stato costruito prima del 1976, anno di introduzione delle prime normative sul risparmio energetico. Secondo l’EU Construction Sector Observatory, il settore soffre inoltre di una significativa carenza di competenze, che costituisce un vero e proprio collo di bottiglia nell’adozione di soluzioni innovative per la transizione energetica e la gestione sostenibile degli immobili. A ciò si aggiungono ulteriori criticità: competenze ancora limitate in ambito sostenibilità, circolarità e digitalizzazione, bassa partecipazione alla formazione continua e difficoltà nel riconoscimento delle competenze acquisite in contesti non formali. Skills2Decarb nasce per rispondere in modo concreto a queste sfide, attraverso un approccio mirato al mercato italiano della riqualificazione edilizia e allineato alle principali direttive europee in materia di energia e clima. Upskilling e reskilling per professionisti e lavoratori Il cuore del progetto è lo sviluppo di un framework strutturato per l’upskilling e il reskilling di: professionisti AEC (white collar): progettisti, tecnici, consulenti e figure coinvolte nelle fasi di progettazione, gestione e manutenzione degli edifici; lavoratori e figure operative (blue collar): in particolare responsabili di cantiere e addetti alle attività on-site. Le competenze sviluppate coprono sia aspetti tecnici – come zero emissioni, economia circolare, digitalizzazione e tecnologie innovative e intelligenti – sia competenze trasversali, sempre più centrali nei processi di trasformazione del settore. Un modello formativo in due fasi Skills2Decarb introduce un modello formativo articolato in due fasi complementari, progettato per garantire efficacia, trasferibilità e continuità dell’impatto. La prima fase – Train-the-Trainers – è dedicata alla creazione di una rete qualificata di formatori. Gli esperti del consorzio Skills2Decarb formeranno: i formatori white collar delle organizzazioni partner, rafforzandone le competenze tecniche e metodologiche; i responsabili di cantiere, che saranno aggiornati e riqualificati per assumere un ruolo attivo nella formazione dei lavoratori, attraverso percorsi strutturati di training on-the-job. La seconda fase – Train-the-Trainees – sarà rivolta a professionisti e lavoratori del settore AEC e prevederà l’erogazione della formazione attraverso modalità blended. Le attività saranno erogate attraverso una rete di hub formativi distribuiti su scala nazionale, presso le sedi dei partner di progetto, per garantire un approccio capillare e coerente con le specificità territoriali. Verso nuove qualifiche e il profilo ZEB Manager Oltre alla dimensione formativa, Skills2Decarb interviene sull’evoluzione dei sistemi di qualificazione professionale, con l’obiettivo di renderli più aderenti alle esigenze della transizione energetica e digitale del settore delle costruzioni. Il progetto analizza le qualifiche esistenti a livello nazionale e regionale, individua disallineamenti e gap di competenze green e digitali e formula raccomandazioni operative per l’aggiornamento dei profili professionali. Tra i risultati chiave vi è la proposta di un nuovo profilo: lo Zero Emission Building (ZEB) Manager, figura con competenze integrate in sostenibilità ambientale, strumenti digitali ed efficienza delle risorse, chiamata a coordinare i processi di progettazione, realizzazione e gestione di edifici a emissioni zero. Un approccio collaborativo e orientato alla replicabilità Il progetto coinvolge un consorzio multidisciplinare che unisce competenze in ricerca, formazione, sostenibilità, digitalizzazione e costruzioni. Accanto alle attività tecniche, Skills2Decarb attiva un Ambassadors Board composto da organizzazioni e istituzioni chiave a livello nazionale ed europeo, con l’obiettivo di: favorire la diffusione dei risultati, supportare la replicabilità del modello, contribuire all’elaborazione di raccomandazioni di policy. Il ruolo di R2M Solution e Avanti R2M Solution, in qualità di coordinatore, guida lo sviluppo del framework metodologico, il coordinamento delle attività e il dialogo tra ricerca, mercato e policy. All’interno del progetto contribuisce anche AVANTI, piattaforma AI sviluppata internamente, che integra Intelligenza Artificiale e analisi del linguaggio nei processi di gestione delle competenze, a supporto dei percorsi di upskilling e reskilling. Skills2Decarb rappresenta un ulteriore passo nell’impegno dei partner nel trasformare l’innovazione europea in strumenti concreti a supporto della transizione energetica e della sostenibilità del settore edilizio.

Sella 137: Il nuovo riferimento europeo per il residenziale orientato al benessere

Nel panorama immobiliare europeo, dove qualità dell’asset, criteri ESG e attrattività di mercato sono sempre più centrali, Sella 137 si posiziona come caso di riferimento: è il primo WELL Residential in Italia e in Unione Europea a ottenere la certificazione WELL for Residential, nell’ambito del WELL Building Standard promosso dall’International WELL Building Institute (IWBI), e il Vanguard Award. Non si tratta solo di un primato tecnico, ma di una scelta strategica di posizionamento: il benessere diventa un parametro misurabile e certificato, capace di incidere concretamente sulla competitività e sul valore dell’asset nel mercato residenziale. Il protocollo WELL for Residential WELL for Residential nasce per promuovere ambienti abitativi salubri, sicuri e resilienti, attraverso criteri progettuali che valorizzano il benessere fisico, mentale e sociale delle persone. Pensato per edifici multifamily, valuta oltre 100 requisiti distribuiti in 10 ambiti chiave (tra cui aria, acqua, luce e comfort), con l’obiettivo di trasformare la casa in uno spazio che supporti attivamente salute e qualità della vita. Nel caso del progetto Sella 137 di Torino, questi principi sono stati tradotti in scelte progettuali concrete, dove sostenibilità e innovazione tecnologica dialogano in modo coerente. L’integrazione di sistemi di monitoraggio ambientale in tempo reale e strumenti digitali evoluti consente di gestire comfort e consumi in maniera dinamica, garantendo prestazioni elevate e una maggiore resilienza nel tempo. Un riconoscimento internazionale Nel 2025, Sella 137 ha ricevuto il Vanguard Award agli IWBI Awards, premio che valorizza i progetti capaci di anticipare l’evoluzione del mercato e di introdurre nuovi standard qualitativi. Il riconoscimento conferma il ruolo pionieristico dell’intervento: un modello in cui salute, qualità architettonica e innovazione tecnologica si integrano in modo coerente, contribuendo a ridefinire le aspettative del residenziale contemporaneo. Un primato europeo Il risultato è frutto di un approccio progettuale integrato, sviluppato sotto la guida dell’Architetto Nada, che ha saputo coniugare qualità architettonica, innovazione tecnologica e centralità dell’utente finale. Tra gli elementi distintivi dell’intervento: Qualità dell’aria interna: ventilazione meccanica controllata con filtri ad alte prestazioni, applicazione di trattamenti UV sulle superfici e policy smoke-free per garantire ambienti salubri. Qualità dell’acqua: sistemi idraulici e di trattamento dell’acqua costantemente monitorati per garantire acqua potabile sicura, prevenendo rischi di contaminazione o ristagno. Attività fisica e connessione con la natura: spazi esterni accessibili, percorsi pedonali e progettazione che incentiva l’uso delle scale. Illuminazione e comfort visivo: ampie vetrate con tende oscuranti e illuminazione LED dimmerabile a elevata resa cromatica per migliorare il comfort visivo e la qualità del sonno. Comfort termo-acustico: isolamento performante, regolazione intelligente del clima interno e ottimizzazione acustica degli ambienti. Materiali e igiene nel tempo: finiture atossiche, superfici antibatteriche e protocolli di pulizia con prodotti a basse emissioni. Sicurezza e resilienza: ingressi protetti, sensori intelligenti e sistemi di backup climatico per garantire maggiore sicurezza e resistenza delle infrastrutture. Il ruolo di R2M Solution R2M Solution ha accompagnato l’intero percorso di certificazione con un supporto tecnico e strategico mirato, assicurando l’integrazione efficace dei requisiti WELL nel processo progettuale e costruttivo. L’esperienza in sostenibilità e green building ha permesso di tradurre gli obiettivi del protocollo in soluzioni concrete, orientate alla qualità, all’innovazione e alla creazione di valore per residenti e stakeholder. Sella 137 dimostra che la certificazione WELL può essere pienamente integrata in progetti abitativi ad alte prestazioni, offrendo un modello replicabile per il futuro del residenziale in Italia e in Europa. Contattaci

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