BACS: scatta il countdown per giugno 2026. L’automazione diventa obbligo (e leva strategica)

Sistemi di controllo, classi prestazionali e tempi di ritorno: la gestione energetica degli edifici si allinea a criteri più stringenti e misurabili. Requisiti tecnici e soglie di applicazione Con l’aggiornamento del quadro nazionale sui requisiti minimi, in linea con la direttiva europea EPBD, si definisce una scadenza operativa per l’introduzione dei sistemi di automazione negli edifici non residenziali. Da giugno 2026, i Building Automation and Control Systems (BACS) rientrano tra le dotazioni richieste per gli edifici dotati di impianti termici con potenza nominale utile superiore a 290 kW. Il riferimento tecnico è la norma UNI EN ISO 52120-1, che individua i livelli prestazionali dei sistemi e indirizza verso soluzioni di classe B o superiore. L’applicazione dell’obbligo è subordinata a due condizioni: fattibilità tecnica e sostenibilità economica. Il tempo di ritorno semplice dell’investimento deve risultare inferiore a sei anni, calcolato senza considerare incentivi o agevolazioni fiscali. In assenza di tali condizioni, la scelta deve essere motivata nella relazione tecnica a cura del progettista. Il dispositivo normativo introduce quindi un criterio oggettivo di valutazione. L’adozione dei sistemi di automazione viene ricondotta a una logica di convenienza economica verificabile. Prestazioni dei sistemi e qualità della gestione Un elemento cardine della normativa riguarda la classificazione dei sistemi secondo lo standard UNI EN ISO 52120-1 (evoluzione della precedente EN 15232). I BACS non sono tutti equivalenti: la loro efficacia è misurata attraverso classi prestazionali che vanno dalla D (livello minimo) alla A (automazione avanzata). L’indirizzo normativo è chiaro: orientare il mercato verso sistemi di classe B o superiore, in grado di garantire una gestione attiva, evoluta e integrata dei carichi energetici. Questa classificazione introduce un criterio di comparabilità finora poco strutturato. La semplice presenza di un sistema di automazione non è più sufficiente: diventa determinante la qualità dell’infrastruttura e il suo livello di controllo sui diversi sottosistemi. In questo scenario, i BACS cessano di essere una componente “invisibile” e diventano una piattaforma abilitante: un ecosistema digitale che coordina climatizzazione, ventilazione e illuminazione in funzione delle reali condizioni operative dell’edificio. Dai setpoint ai modelli predittivi Sul piano tecnico, l’evoluzione dei BACS è alimentata dalla crescente disponibilità di dati e all’integrazione con strumenti di analisi avanzata. Sensori distribuiti e interfacce digitali consentono oggi un monitoraggio continuo e una regolazione in tempo reale degli impianti. Il salto qualitativo più rilevante risiede nell’integrazione con strumenti di analisi avanzata e modelli predittivi. La gestione non è più basata infatti su programmazioni statiche, ma si adatta dinamicamente all’uso effettivo degli spazi e ai profili di carico. Il risultato è una riduzione strutturale dei consumi energetici e una maggiore stabilità del comfort ambientale. Queste variabili incidono direttamente sui costi operativi (OPEX) e sulla qualità complessiva dell’edificio, trasformando l’efficienza da concetto tecnico a valore economico misurabile. Il mercato si muove prima dei chiarimenti: lo Smart Readiness Indicator e il progetto D-SMART Nonostante il quadro normativo sia ormai delineato, restano ancora margini interpretativi sull’estensione dell’obbligo agli edifici esistenti. Questa incertezza non ha però rallentato il mercato: i principali operatori stanno già avviando attività di BACS Assessment per valutare il livello di automazione degli asset e la distanza dai requisiti previsti. In questo percorso si inserisce lo Smart Readiness Indicator (SRI), lo strumento europeo che misura la capacità di un edificio di adattarsi agli utenti e di interagire con la rete energetica. All’interno di questo schema, il livello di automazione incide in modo diretto sulla valutazione complessiva. R2M Solution ha sviluppato un tool che consente di analizzare in modo preliminare il livello di automazione e la “smart readiness” degli edifici, offrendo un primo orientamento rispetto ai requisiti normativi e alle possibili traiettorie di miglioramento. Testa il tuo immobile Iniziative come il progetto D-SMART, coordinato da R2M Solution, si muovono nella stessa direzione, con l’obiettivo di sviluppare un hub digitale in Regione Lombardia dedicato allo SRI, in coerenza con gli obiettivi della direttiva EPBD IV per la decarbonizzazione del patrimonio edilizio. Il progetto opera su più fronti: dalla realizzazione di uno sportello digitale per l’accesso ai dati, alla costruzione di benchmark basati su assessment SRI, fino all’integrazione con sistemi BACS e modelli BIM e all’analisi dell’impatto della “smart readiness” sul valore degli immobili. Il passaggio è chiaro: dalla presenza di sistemi si evolve verso una misurazione strutturata della loro efficacia, trasformando le prestazioni in un fattore riconosciuto di valore patrimoniale. Il 2026 come soglia, non come traguardo Il 2026, quindi, non deve essere visto come un punto di arrivo, ma una soglia minima di ingresso in un mercato immobiliare sempre più digitalizzato. La distinzione tra chi si limiterà alla conformità normativa e chi utilizzerà l’automazione come leva strategica è destinata ad ampliarsi. I BACS stanno diventando sempre di più parte integrante dell’infrastruttura che sostiene la qualità e la competitività del costruito nel tempo. Una trasformazione che, da giugno 2026, diventerà la nuova normalità del mercato.
R2M Solution entra nell’Alleanza Aria e Clima di Milano: competenze europee al servizio della città

Milano compie un passaggio decisivo nella sua strategia climatica: trasformare la pianificazione in interventi concreti. Il riferimento è il Piano Aria e Clima (PAC), lo strumento con cui il Comune di Milano ha definito obiettivi e tempi per migliorare la qualità dell’aria, ridurre le emissioni e rafforzare la capacità di adattamento urbano. Una visione ambiziosa che trova nella collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini la sua forza propulsiva. A rendere operativo questo percorso è l’Alleanza per l’Aria e il Clima, una collaborazione strutturata che coinvolge le imprese del territorio. Tra le realtà che hanno scelto di aderire c’è anche R2M Solution, che porta in questo contesto competenze sviluppate in anni di lavoro su progetti europei legati all’innovazione e alla sostenibilità. La prima plenaria 2026: Milano rafforza l’Alleanza per l’Aria e il Clima Il 13 febbraio, nelle sale di Palazzo Marino, l’Alleanza per l’Aria e il Clima ha inaugurato una nuova fase del proprio percorso. L’evento di lancio e la prima plenaria del 2026 hanno confermato il ruolo centrale della collaborazione tra amministrazione e imprese nell’attuazione del Piano Aria e Clima. Oggi l’Alleanza riunisce 83 aziende, dalle grandi realtà alle piccole e medie imprese, fino alle microimprese, a testimonianza della crescente partecipazione del tessuto economico cittadino. Un dato particolarmente significativo se si considera che nel 2025 erano 25 le organizzazioni coinvolte, segno di un’iniziativa in rapida espansione e sempre più rappresentativa. Ad aprire l’incontro è stata Elena Grandi, Assessora all’Ambiente e Verde del Comune di Milano, che ha sottolineato l’importanza di una responsabilità condivisa per affrontare le sfide della transizione ecologica. A seguire, Giuseppina Sordi, Direttrice Area Energia e Clima, ha illustrato l’evoluzione dell’Alleanza come piattaforma di co-progettazione tra pubblico e privato, capace di tradurre la visione strategica in azioni concrete. L’iniziativa si fonda su un sistema di valori condivisi, inclusività, responsabilità, collaborazione e condivisione, volontarietà e partecipazione, che favorisce la crescita individuale e collettiva e rafforza la capacità della città di affrontare le sfide ambientali contemporanee. Il Piano Aria e Clima: da dove nasce e cosa prevede Il Piano Aria e Clima nasce in risposta all’emergenza climatica dichiarata dal Consiglio Comunale nel 2019 e si muove lungo tre direttrici principali: qualità dell’aria, mitigazione e adattamento. Gli obiettivi sono ambiziosi ma definiti con chiarezza: una riduzione significativa delle emissioni entro il 2030, il raggiungimento della neutralità carbonica al 2050 e un progressivo allineamento ai valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. È una cornice strategica articolata, che traduce la visione in ambiti di intervento concreti e misurabili. Il punto, però, è che nessuna amministrazione può agire da sola. Le città concentrano una quota rilevante delle emissioni, ma molte delle leve necessarie per ridurle sono distribuite tra attori diversi. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’Alleanza: creare uno spazio operativo in cui pubblico e privato lavorano insieme su azioni verificabili, con un orizzonte comune al 2030. Il coordinamento tecnico è affidato ad AMAT, mentre alle aziende è richiesto un impegno diretto, tradotto in iniziative capaci di generare impatti reali. Il ruolo di R2M Solution: Innovazione e competenze per la transizione energetica Il contributo di R2M Solution si concentra su alcune aree urbane specifiche, affrontate con un approccio che integra analisi, simulazione e progettazione. L’obiettivo non è introdurre nuove metodologie, ma applicare strumenti già consolidati, dal digital twin alle simulazioni energetiche, fino alle Nature-Based Solutions, per valutare in modo concreto come interventi su edifici e spazio pubblico possano incidere su emissioni e qualità dell’aria. Il passaggio rilevante è quello dalla scala del progetto alla scala della città: rendere leggibili e misurabili gli effetti della riqualificazione integrata in contesti reali. R2M Solution contribuisce così a supportare decisioni strategiche basate sui dati, favorendo lo sviluppo di soluzioni sostenibili e replicabili, in linea con gli obiettivi europei e con il Piano Aria e Clima di Milano. Dallo Sportello Energia di Bergamo a Milano: il contributo al progetto Re³ Building R2M Solution contribuisce allo sviluppo e al rafforzamento dello Sportello Energia, mettendo a disposizione competenze maturate a livello nazionale ed europeo. Il coinvolgimento dell’azienda si inserisce nel Progetto 5 – Re³ Building (Refresh – Rethink – Respond), iniziativa che promuove la collaborazione tra pubblico e privato per sostenere la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente. Il progetto prevede il coinvolgimento delle imprese della filiera dell’edilizia e del credito in un tavolo di stakeholder engagement volto a sviluppare i servizi dell’OSS energetico – lo Sportello Unico per la consulenza tecnica, amministrativa e finanziaria. In tale ambito, R2M Solution valorizza l’esperienza maturata con lo Sportello Energia del Comune di Bergamo, dove ha contribuito allo sviluppo e al consolidamento del servizio, supportando cittadini e condomìni nei percorsi di efficientamento energetico. L’obiettivo prioritario è favorire la riqualificazione del patrimonio residenziale esistente, ancora significativamente in ritardo rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello europeo. Parallelamente, l’impegno di R2M Solution è orientato alla definizione di modelli di business in grado di garantirne l’autosostenibilità economica, assicurando la continuità dello Sportello Energia nel lungo periodo.