Il tetto la nuova frontiera per il benessere: ripensare gli spazi comuni con l’innovazione tecnologica

E se lo spazio più sottoutilizzato del tuo edificio fosse anche quello con il maggior potenziale per il benessere di chi ci vive? Tra normative europee sempre più stringenti, nuove tecnologie di progettazione e una crescente consapevolezza dell’impatto degli spazi condivisi sulla salute mentale, i tetti stanno diventando terreno di sperimentazione per un modo più sano e sociale di abitare la città. In questo articolo vediamo perché, e come un progetto europeo come aRTes sta trasformando questa intuizione in soluzioni concrete. Trascorriamo oltre l’80% del nostro tempo in ambienti chiusi. Il built environment — dagli edifici al layout urbano, fino alla presenza di verde e spazi condivisi — incide sul benessere, sulle abitudini quotidiane e sulle relazioni sociali. Eppure, nei condomini e negli edifici per uffici esiste una superficie ancora poco sfruttata: il tetto. Uno spazio che può andare oltre la sua funzione tecnica e ospitare più usi, combinando verde, produzione di energia e luoghi dedicati alla socialità. Cosa dicono i dati: verde, socialità e terzi spazi Le ricerche sul rooftop gardening associano l’utilizzo di tetti verdi e accessibili a benefici per il benessere fisico ed emotivo, il senso di appartenenza e le relazioni sociali, con risultati interessanti anche per le persone più vulnerabili. Il verde, però, è solo una parte del tema. Ci sono anche i cosiddetti third places: luoghi informali, diversi dalla casa e dal luogo di lavoro, pensati per fermarsi, incontrarsi e condividere attività. Aree comuni, zone ombreggiate e spazi attrezzati possono favorire le interazioni e la coesione sociale, soprattutto quando il progetto facilita la fruizione, la visibilità e la percezione di sicurezza. Conta anche la qualità del verde. Alcuni studi mostrano che persino una breve esposizione visiva a uno spazio vegetato può aiutare a recuperare l’attenzione e migliorare le prestazioni cognitive. I benefici aumentano inoltre in relazione alla biodiversità e alla qualità percepita dello spazio. Non si tratta quindi semplicemente di aggiungere vegetazione, ma di progettare luoghi piacevoli, accessibili e realmente utilizzabili. Energia rinnovabile come terzo pilastro Il fotovoltaico completa il quadro, trasformando il tetto in un hub energetico oltre che sociale: produce energia pulita, riduce i costi condominiali e, se integrato in configurazioni condivise, alimenta le nuove Comunità Energetiche Rinnovabili. Il punto chiave è l’integrazione: verde, spazi sociali e pannelli non competono per la stessa superficie, ma se progettati insieme si rafforzano a vicenda, generando valore ambientale, sociale ed economico simultaneamente. Un quadro normativo favorevole A rendere il momento particolarmente favorevole è il quadro normativo. A livello europeo, EPBD, EED, UWWTD e il nuovo Nature Restoration Regulation collocano per la prima volta green roof e solare sui tetti come infrastrutture strategiche vincolanti, non più opzionali — con il mandato REPowerEU che imporrà impianti solari su tutti i nuovi edifici residenziali dal 2029. In Italia, il mix di Superbonus, Ecobonus, Scambio sul Posto e Comunità Energetiche Rinnovabili crea condizioni concrete per finanziare interventi ibridi di verde, orto, spazi comuni e fotovoltaico. aRTes: una risposta concreta a spazio, energia e socialità Se le evidenze scientifiche indicano cosa serve — spazi condivisi, energia pulita, occasioni di incontro — il progetto europeo aRTes (Active RoofTops South Europe) offre gli strumenti per realizzarlo davvero. Finanziato nell’ambito della Driving Urban Transitions Partnership e cofinanziato dalla Commissione Europea, aRTes nasce per superare gli ostacoli che finora hanno frenato la trasformazione dei tetti: frammentazione normativa, complessità tecnica, costi di gestione e difficoltà di governance nei condomini plurifamiliari. Il progetto ha sviluppato un portfolio di soluzioni fisiche modulari e prefabbricate, pensate per essere adattabili a diverse tipologie edilizie e climi del sud Europa: pergole fotovoltaiche, parapetti di sicurezza integrati con pannelli solari, un sistema di pavimentazione rialzata modulare che può ospitare, in modo intercambiabile, orti urbani, tetti verdi/blu percorsi calpestabili o ulteriori pannelli fotovoltaici. Proprio quest’ultimo modulo raccoglie l’eredità del filone “gardening”: progettato per adattarsi stagionalmente alle esigenze degli utenti, integra funzioni di ritenzione idrica e raggiunge, nei siti pilota, una capacità di trattenimento delle piogge fino al 62%. Un risultato che dimostra come, sullo stesso tetto, uno spazio per l’orto condiviso possa convivere con la produzione di energia e con aree dedicate alla socialità. I dati raccolti nei diversi siti pilota restituiscono una misura del potenziale energetico delle soluzioni. La pergola fotovoltaica produce in media 230 kWh/m² all’anno e, su un tetto tipo di 52 m², può arrivare a generare oltre 10.200 kWh annui, pari al 15% del fabbisogno elettrico dell’intero edificio. Anche il parapetto fotovoltaico contribuisce alla produzione energetica, con una media di 85 kWh per metro lineare: 44 metri sono sufficienti a coprire il consumo medio di due nuclei familiari. Le analisi del ciclo di vita (LCA) confermano inoltre il potenziale ambientale delle soluzioni. A Madrid, considerando un orizzonte di 50 anni, la pergola fotovoltaica consente di evitare circa 1.424 kg di CO₂-eq per m², a fronte di un’impronta associata alla sua realizzazione di 434 kg di CO₂-eq/m². Il bilancio risulta ancora più favorevole in altre città del consorzio, da Torino a Salonicco. A completare il quadro intervengono gli strumenti digitali sviluppati dal progetto: piattaforme per la progettazione collaborativa, sistemi per il monitoraggio della sicurezza d’uso e modelli per valutare l’idoneità dei tetti a ospitare nodi di logistica dell’ultimo miglio tramite droni. In questo modo, il concetto di “tetto multifunzionale” si amplia ben oltre la combinazione di verde e fotovoltaico, trasformando la copertura in un vero e proprio spazio infrastrutturale, energetico e sociale. Il caso Torino: digitalizzazione e accesso intelligente alle norme Tra i partner del consorzio, R2M Solution ha lavorato sul pilota di Torino portando due innovazioni particolarmente rilevanti per chi si occupa di progettazione e consulenza tecnica. La prima è la digitalizzazione integrale del tetto delle Fonderie Ozanam attraverso uno scan 3D con tecnologia Matterport, completato a gennaio 2026. Il risultato è un gemello digitale navigabile online, che integra dati sensoristici in tempo reale e permette di visualizzare in anticipo criticità tecniche e opportunità di intervento. Uno strumento prezioso sia in fase di progettazione sia per la comunicazione con proprietari e stakeholder. La seconda è il GenAI
Quanto può essere autonoma una comunità?
Negli ultimi anni le isole sono diventate uno dei contesti più interessanti in cui osservare l’evoluzione della transizione energetica europea. Potrebbe sembrare una scelta insolita: si tratta di territori con una popolazione limitata e, nel complesso, molto diversi dalle grandi aree urbane. Eppure è proprio questa loro dimensione a renderli particolarmente significativi. Perché l’Europa guarda alle isole Negli ultimi anni le isole sono diventate uno dei contesti più interessanti in cui osservare l’evoluzione della transizione energetica europea. Potrebbe sembrare una scelta insolita: si tratta di territori con una popolazione limitata e, nel complesso, molto diversi dalle grandi aree urbane. Eppure è proprio questa loro dimensione a renderli particolarmente significativi. Su un’isola, infatti, ogni risorsa assume un valore diverso. L’energia deve essere prodotta, distribuita e gestita in un sistema spesso meno interconnesso rispetto alla terraferma; l’acqua richiede un’attenzione particolare, soprattutto dove le risorse naturali sono limitate; la mobilità dipende da collegamenti che non sempre garantiscono la stessa flessibilità del continente. A questo si aggiunge un altro elemento che accomuna molte realtà insulari: la stagionalità. Durante i mesi estivi, l’arrivo di migliaia di visitatori modifica rapidamente la domanda di energia, acqua e servizi, mettendo sotto pressione infrastrutture progettate per comunità molto più piccole. Per queste ragioni le isole rappresentano un banco di prova particolarmente interessante. Le sfide che qui emergono con maggiore evidenza – dalla gestione delle risorse alla dipendenza energetica, fino agli effetti del cambiamento climatico – sono le stesse che molti altri territori europei si troveranno ad affrontare nei prossimi anni. Un progetto, tre territori, un obiettivo comune È da questa consapevolezza che nasce ICONIC, progetto finanziato nell’ambito di Horizon Europe, che riunisce partner di diversi Paesi per sviluppare strategie in grado di rendere le comunità rurali e insulari più resilienti, sostenibili e meno dipendenti dalle risorse esterne. L’obiettivo, però, non è rendere questi territori completamente autosufficienti. Piuttosto, si tratta di aiutarli a utilizzare in modo più efficace le risorse disponibili, integrando produzione di energia rinnovabile, sistemi di accumulo, comunità energetiche, gestione dell’acqua, mobilità sostenibile e strumenti digitali in un’unica visione di lungo periodo. Per verificare questo approccio, il progetto lavora su tre casi studio profondamente diversi. Sull’isola di Inis Mór, in Irlanda, l’attenzione è rivolta a una comunità fortemente condizionata dall’isolamento geografico e dalle particolari condizioni climatiche dell’Atlantico. A La Graciosa, nelle Canarie, la sfida principale riguarda invece la gestione integrata di energia e acqua, attraverso soluzioni che combinano fonti rinnovabili, sistemi di desalinizzazione e tecnologie digitali per ridurre la dipendenza dalle forniture esterne. Il caso italiano è rappresentato da Berchidda, nel nord della Sardegna, un territorio che da anni porta avanti iniziative dedicate alla sostenibilità e all’innovazione energetica. Dalla strategia all’azione: il caso Berchidda Qui ICONIC non introduce semplicemente nuove tecnologie, ma lavora per costruire una strategia che metta a sistema le risorse già presenti e individui un percorso realistico verso una maggiore indipendenza energetica. È proprio su questo aspetto che si concentra il contributo di R2M Solution. All’interno del progetto, R2M Solution affianca il Comune di Berchidda nello sviluppo di scenari di decarbonizzazione costruiti sulle caratteristiche del territorio. Questo significa analizzare diverse possibili evoluzioni del sistema energetico locale, valutarne gli impatti ambientali, tecnici ed economici e definire percorsi concreti che consentano di ridurre progressivamente le emissioni senza perdere di vista la fattibilità degli interventi. Accanto a questa attività, R2M Solution supporta l’amministrazione nella definizione di un piano d’azione che traduca gli obiettivi climatici in misure realmente implementabili. Un lavoro che richiede il coinvolgimento degli attori locali, la valutazione delle priorità e una visione complessiva capace di integrare aspetti energetici, ambientali e di governance. Pianificare la transizione, non solo realizzarla È un contributo che va oltre la dimensione tecnica. Perché una transizione energetica efficace non dipende soltanto dalla disponibilità di tecnologie innovative, ma dalla capacità di costruire strategie condivise, individuare gli investimenti più efficaci e accompagnare le amministrazioni locali nelle decisioni che dovranno prendere nei prossimi anni.
Quando il fotovoltaico entra nell’architettura

Le balaustre del Torre Bassano Hotel, a Torre del Greco, sembrano normali parapetti in vetro. Delimitano le terrazze, garantiscono la sicurezza degli ospiti e lasciano aperta la vista sul Golfo di Napoli. Solo osservandole più da vicino si scopre che svolgono anche un’altra funzione: producono energia sostenibile. Il progetto, realizzato da Onyx Solar, utilizza vetro fotovoltaico integrato, una soluzione che trasforma un elemento dell’involucro edilizio in una superficie capace di generare elettricità senza modificarne l’aspetto né la funzione. È un esempio di Building Integrated Photovoltaics (BIPV), un approccio che integra le celle fotovoltaiche direttamente nei materiali da costruzione. Per molti anni il fotovoltaico è stato associato quasi esclusivamente alle coperture. È una soluzione che continua a rappresentare la scelta più diffusa, ma l’evoluzione dei materiali e la crescente attenzione alle prestazioni energetiche degli edifici hanno aperto nuove possibilità. In questo contesto, i crescenti requisiti minimi di legge, in linea con direttive europee come la EPBD (Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia) e la RED III, nonché i decreti di recepimento nazionali – tra cui in particolare il D.Lgs. 28/2011 e s.m.i., che stabilisce gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici nuovi e soggetti a ristrutturazione rilevante – impongono una copertura sempre maggiore del fabbisogno energetico tramite fonti rinnovabili. Poiché le sole coperture spesso non offrono spazio sufficiente, l’integrazione architettonica su facciate e altri elementi diventa una strategia fondamentale per il rispetto delle norme e il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Oggi anche facciate, coperture vetrate, schermature solari, pensiline e parapetti possono contribuire alla produzione di energia, mantenendo la funzione per cui sono stati progettati. Il fotovoltaico non viene più necessariamente aggiunto all’edificio: può diventarne parte integrante. Il caso del Torre Bassano Hotel L’intervento realizzato da Onyx Solar mostra bene questo principio. Le balaustre in vetro delle terrazze sono state progettate per garantire trasparenza, sicurezza e continuità visiva con il paesaggio. All’interno del vetro sono integrate celle fotovoltaiche che trasformano questi elementi in una superficie produttiva, senza alterarne l’utilizzo quotidiano. Secondo i dati pubblicati da Onyx Solar, l’impianto installato raggiunge una potenza di 11 kWp e una produzione annua stimata di circa 11.000 kWh. L’integrazione del fotovoltaico nel vetro offre anche un ulteriore vantaggio. La presenza delle celle contribuisce a filtrare parte dell’irraggiamento solare diretto, migliorando il comportamento dell’involucro e contribuendo a ridurre il fabbisogno energetico per la climatizzazione durante i mesi più caldi. Sono caratteristiche che mostrano come un unico componente possa rispondere contemporaneamente a esigenze diverse: sicurezza, qualità architettonica, comfort e produzione di energia. Una tecnologia che amplia le possibilità progettuali Il vetro fotovoltaico viene oggi utilizzato in hotel, edifici direzionali, aeroporti, campus universitari e interventi di riqualificazione. Le applicazioni cambiano da progetto a progetto, ma l’obiettivo è lo stesso: sfruttare superfici ed elementi architettonici già presenti nell’edificio, attribuendo loro anche una funzione energetica, trasformandoli da semplici elementi passivi a componenti attive. Questo non significa sostituire il fotovoltaico tradizionale. Quando una copertura offre spazio sufficiente, i moduli convenzionali restano spesso la soluzione più efficiente. Il BIPV risponde invece a esigenze differenti, legate all’integrazione architettonica, alle prestazioni dell’involucro e alla valorizzazione di superfici che fanno già parte del progetto. La scelta del vetro fotovoltaico non riguarda soltanto l’estetica: è una decisione progettuale strategica che incide profondamente sulla luce naturale, sul controllo dell’irraggiamento, sul comfort interno e sull’efficienza energetica dell’intero edificio. Per queste ragioni, l’integrazione di questa tecnologia deve essere posta al centro del dibattito fin dalle primissime fasi concettuali del progetto. Solo un approccio integrato sin dall’avvio permette di armonizzare architettura, prestazioni e produzione energetica in un’unica soluzione efficiente e durevole. Con oltre vent’anni di esperienza nello sviluppo di vetro fotovoltaico per l’architettura, Onyx Solar ha realizzato applicazioni in numerosi Paesi, contribuendo alla diffusione del BIPV in edifici di tipologie molto diverse. R2M Solution è partner e distributore ufficiale di Onyx Solar in Italia e Francia. Supportiamo progettisti, sviluppatori e proprietà immobiliari nella valutazione delle soluzioni BIPV, accompagnando l’integrazione del vetro fotovoltaico in edifici di nuova costruzione e interventi di riqualificazione. Contattaci per un preventivo
Accessibilità e ospitalità: il valore delle informazioni

Quando si prenota un hotel, le informazioni disponibili influenzano la scelta tanto quanto il prezzo, la posizione o i servizi offerti. Per chi ha esigenze specifiche di accessibilità, però, le descrizioni presenti sui siti web e sulle piattaforme di prenotazione sono spesso insufficienti. La dicitura “camera accessibile” o “struttura accessibile” dice poco se non è accompagnata da informazioni più dettagliate. Com’è fatto l’ingresso? È possibile raggiungere il ristorante senza barriere? Gli ascensori sono adatti a una persona in sedia a rotelle? I servizi igienici sono realmente fruibili? Domande che, nella maggior parte dei casi, trovano risposta solo contattando direttamente la struttura. Il TRIBE Budapest Airport, hotel inaugurato nel 2025 accanto all’aeroporto internazionale Ferenc Liszt di Budapest, ha scelto di affrontare il tema in modo diverso. Attraverso Access4you, ha reso disponibili informazioni dettagliate e verificate sull’accessibilità dell’edificio, permettendo agli ospiti di conoscere in anticipo le caratteristiche degli spazi. L’accessibilità raccontata attraverso i dati L’approccio di Access4you parte da un presupposto semplice: non esiste un edificio “accessibile” in senso assoluto. Esistono invece caratteristiche che possono rispondere, o meno, alle specifiche esigenze di diverse categorie di utenti, siano esse legate a disabilità motorie, sensoriali, cognitive o ad altre particolari necessità di accessibilità. Per questo motivo il protocollo non si limita ad assegnare una certificazione, ma documenta in modo oggettivo le caratteristiche dell’edificio attraverso un audit tecnico. Il risultato è una scheda pubblica disponibile online (sia su web che su app dedicata) che raccoglie fotografie, misure e informazioni sui diversi ambienti della struttura. La valutazione considera le esigenze di diversi gruppi di utenti, tra cui persone che utilizzano una sedia a rotelle, persone con mobilità ridotta, persone cieche o ipovedenti, sorde o ipoacusiche, persone con disabilità cognitive, famiglie con passeggini e persone accompagnate da cani da assistenza. Nel caso del TRIBE Budapest Airport, la valutazione comprende gli accessi, la reception, le camere, i servizi igienici, il ristorante, lo skybar, le sale meeting e i percorsi interni. Chi sta programmando un soggiorno può quindi consultare informazioni dettagliate prima della prenotazione e valutare in autonomia se la struttura risponde alle proprie necessità. Un cambio di prospettiva Questo approccio sposta l’attenzione dalla semplice conformità alla qualità delle informazioni. Per gli ospiti significa poter organizzare il viaggio con maggiore consapevolezza, senza dover ricostruire le caratteristiche di un edificio attraverso telefonate o email. Per la struttura, invece, significa comunicare in modo trasparente il proprio livello di accessibilità, offrendo dati verificati anziché descrizioni generiche. In un settore in cui l’esperienza dell’ospite inizia ben prima del check-in, anche la disponibilità di informazioni affidabili diventa parte della qualità del servizio. Access4you in Italia R2M Solution è partner ufficiale di Access4you in Italia e supporta proprietari immobiliari, gestori e organizzazioni che desiderano adottare questo protocollo. Attraverso audit tecnici e una metodologia standardizzata, Access4you consente di raccogliere e pubblicare informazioni affidabili sull’accessibilità di edifici pubblici e privati. Un approccio che non sostituisce gli interventi di miglioramento, ma li affianca, rendendo gli spazi più trasparenti e più facili da conoscere per chi li utilizza. L’esempio del TRIBE Budapest Airport mostra come oggi l’accessibilità possa essere raccontata anche attraverso i dati. Perché, in molti casi, poter conoscere un edificio prima ancora di entrarci è già un primo passo verso un’esperienza più inclusiva. Contattaci per una valutazione
SRI e flessibilità: perché le pompe di calore sono l’asset chiave per l’efficienza degli edifici

Le pompe di calore vengono spesso descritte in termini di efficienza. Un approccio corretto, ma racconta solo una parte del quadro. Il tema che sta guadagnando peso nel mercato energetico europeo è la flessibilità: la capacità di un edificio di modulare i propri consumi in base ai segnali della rete, non solo di consumarne meno. In questo articolo vediamo perché la flessibilità sta diventando un fattore competitivo per il settore immobiliare, come si traduce in un punteggio SRI più alto e cosa dimostrano in concreto i progetti R2M Solution ClimaFlex, HYSTORE e Plan4COLD. Non solo efficienza: la flessibilità come nuovo valore Una pompa di calore non serve solo a ridurre i consumi energetici. Se integrata con sistemi di controllo intelligenti, può modulare il proprio funzionamento in base alla disponibilità di energia rinnovabile o ai segnali della rete elettrica, sfruttando l’inerzia termica dell’edificio per accumulare calore quando l’energia è più disponibile e conveniente. In questo modo l’edificio non è più un semplice consumatore di energia, ma diventa una risorsa attiva per il sistema elettrico: contribuisce a ridurre i picchi di domanda e, in alcuni casi, può anche generare valore economico attraverso la partecipazione ai mercati della flessibilità (come le UVAM in Italia). Perché la flessibilità alza il punteggio SRI Lo Smart Readiness Indicator (SRI) valuta la capacità di un edificio di utilizzare tecnologie intelligenti per migliorare l’efficienza energetica, il comfort degli occupanti e l’interazione con la rete elettrica. Tra gli aspetti presi in considerazione c’è anche la flessibilità energetica, cioè la capacità degli impianti di adattare il proprio funzionamento in risposta ai segnali della rete o alla disponibilità di energia rinnovabile. In questo contesto, le pompe di calore sono tra le tecnologie più efficaci per migliorare il punteggio SRI. Se integrate con sistemi di controllo intelligenti, possono modulare il proprio funzionamento in base ai segnali della rete, contribuendo ad aumentare la flessibilità dell’edificio e preparandolo ai nuovi servizi energetici. A supporto di questa evoluzione stanno emergendo anche nuove metriche, come il Demand Flexibility Readiness Level e il Cost Avoided Flexibility Factor, che permettono di misurare il valore tecnico ed economico della flessibilità. Questa direzione è sostenuta anche dal quadro normativo europeo, dalla Direttiva EPBD a RED III fino al piano REPowerEU. Ma è nei progetti di ricerca e innovazione che questi principi trovano oggi le prime applicazioni concrete. I casi studio R2M Solution: dalla teoria alla rete ClimaFlex è il progetto che porta questa visione in Italia, finanziato dal MASE con fondi NextGenerationEU e guidato da un consorzio che vede R2M Solution occuparsi di business model e piattaforma Peer-to-Grid, accanto a MIPU, HiRef e l’Università di Padova. Il cuore tecnologico è un prototipo di pompa di calore da 130 kWt a propano capace di modulare il carico fino a scendere sotto il 10% della potenza nominale — un livello di granularità che rende l’edificio davvero pilotabile dalla rete. Sopra l’hardware, una piattaforma basata su blockchain (Energy Web Chain) assegna a ogni pompa di calore un’identità digitale sicura, così da remunerare automaticamente la flessibilità tramite smart contract. I piloti, attivi nel Living Lab UniZEB di Padova e nello stabilimento HiRef di Tribano, mostrano già una riduzione di circa un anno nel tempo di ritorno dell’investimento grazie ai ricavi generati dai servizi di rete: la prova concreta che flessibilità ed efficienza, insieme, pagano. Anche HYSTORE lavora sector coupling tra settore termico ed elettrico, accoppiando pompe di calore e stoccaggio termico tramite aggregatori intelligenti e piattaforme open-source, il progetto trasforma edifici e comunità energetiche in asset capaci di fornire servizi diretti di bilanciamento tra domanda e offerta, dialogando direttamente con gli operatori di rete. Plan4COLD, infine, sposta lo sguardo dal singolo sistema alla pianificazione energetica territoriale. Se le pompe di calore smart sono i dispositivi fisici che offrono flessibilità, Plan4COLD fornisce ai comuni — obbligati dalla Direttiva Efficienza Energetica a redigere piani locali di riscaldamento e raffrescamento oltre i 45.000 abitanti — gli strumenti e le metodologie per capire dove e come installarle in modo efficace, mappando fabbisogni termici e potenziale rinnovabile. Un asset per l’autonomia strategica In Italia sono installate quasi 5 milioni di pompe di calore, con una capacità termica complessiva di oltre 162 GW. Nel 2025 il Paese si è confermato il secondo mercato europeo per vendite, con 423.000 nuove unità. Secondo il Joint Research Centre della Commissione europea, sostituire una caldaia a gas con una pompa di calore può ridurre i consumi energetici del 78% e le emissioni di CO₂ del 76%, rendendo l’elettrificazione degli edifici una scelta già oggi competitiva. I benefici si estendono anche al sistema energetico europeo. Le pompe di calore installate hanno permesso di evitare nel 2025 circa 9,7 miliardi di euro di importazioni di gas, l’equivalente di oltre 200 navi metaniere di GNL, contribuendo a rafforzare l’autonomia energetica del continente. Per chi progetta, gestisce o riqualifica edifici, il tema della flessibilità non è più soltanto una prospettiva futura. Valutare la capacità di un edificio di interagire con la rete significa prepararlo a un sistema energetico sempre più elettrificato, intelligente e dinamico. È in questa direzione che si inseriscono anche i progetti sviluppati da R2M Solution, che stanno sperimentando soluzioni concrete per trasformare la flessibilità in un’opportunità per edifici e territori. Fonte: IDEES per il consumo finale di energia per metro quadrato e per tecnologia, ed Eurelectric 2025 per i dati relativi alle emissioni per tecnologia. Fonte: Calcoli del JRC basati sui prezzi di HEPI ed Eurostat, 2025.
L’era dell’ipervisione: quando i dati degli edifici diventano decisioni

Gli edifici producono ogni giorno una quantità enorme di dati: consumi energetici, temperature, allarmi, stati di funzionamento degli impianti, informazioni provenienti da sensori e sistemi di automazione. Per anni il problema è stato raccogliere queste informazioni. Oggi la sfida è diversa: riuscire a leggerle nel loro insieme, comprenderne le relazioni e utilizzarle per migliorare il funzionamento dell’edificio. È questa la logica dell’ipervisione: un approccio che supera il semplice monitoraggio e mette in relazione dati provenienti da impianti diversi per offrire una visione completa delle prestazioni dell’edificio. L’obiettivo non è produrre più informazioni, ma trasformare quelle già disponibili in strumenti di analisi e supporto alle decisioni, individuando inefficienze, anticipando anomalie e ottimizzando il funzionamento degli impianti. L’evoluzione del quadro normativo va nella stessa direzione. L’aggiornamento del Decreto Requisiti Minimi e gli obblighi relativi ai sistemi di Building Automation and Control Systems (BACS) richiedono edifici sempre più capaci di monitorare, controllare e ottimizzare i propri consumi. In questo scenario, la gestione intelligente dei dati diventa un elemento centrale non solo per migliorare l’efficienza energetica, ma anche per valorizzare gli investimenti già realizzati in automazione e supportare il rispetto dei requisiti prestazionali previsti dalla normativa. Per rispondere a queste esigenze, R2M Solution propone KAIZIS, una piattaforma di ipervisione che integra i dati già disponibili nell’edificio e li trasforma in uno strumento di monitoraggio continuo, reportistica avanzata, diagnostica e ottimizzazione delle prestazioni. Il risultato è un passaggio da una gestione prevalentemente reattiva degli impianti a un approccio predittivo, basato sull’analisi del loro comportamento reale. Una visione unitaria dell’edificio Nella maggior parte degli edifici, i sistemi di automazione raccolgono già una grande quantità di informazioni. Spesso, però, questi dati rimangono distribuiti tra piattaforme diverse e vengono consultati solo quando si verifica un problema. L’ipervisione cambia prospettiva. Attraverso modelli di Machine Learning e algoritmi di analisi avanzata, le informazioni provenienti dai diversi impianti vengono correlate tra loro, consentendo di riconoscere comportamenti anomali, prevedere possibili criticità e individuare opportunità di ottimizzazione difficilmente rilevabili osservando i singoli sistemi separatamente. La piattaforma si integra direttamente con il Building Management System attraverso protocolli standard come BACnet e Modbus, valorizzando l’infrastruttura tecnologica già presente senza richiedere interventi invasivi o la sostituzione dell’hardware esistente. L’obiettivo non è sostituire i sistemi di controllo già installati, ma renderli più efficaci attraverso una lettura integrata dei dati e una gestione più intelligente delle informazioni disponibili. Dal monitoraggio all’ottimizzazione L’applicazione trova il suo principale ambito di utilizzo nei grandi edifici del settore terziario, dove la complessità degli impianti rende più difficile mantenere elevate prestazioni energetiche nel tempo. Sebbene una grande attenzione sia rivolta ai sistemi HVAC, responsabili della quota più significativa dei consumi, la funzionalità smartLoop non è limitata alla sola climatizzazione, ma si applica più ampiamente a diverse tipologie di apparecchiature e sistemi collegati al BMS. L’algoritmo alla base di smartLoop è infatti progettato per apprendere in modo continuo e contestualizzato il comportamento di ogni dispositivo, generando un avviso non appena rileva una deviazione significativa rispetto al modello di funzionamento atteso, individuando così anomalie prima che si trasformino in guasti o interruzioni del servizio. A ciò si affianca il modulo smartMeter che, basato su modelli matematici inferenziali, permette di stimare i carichi energetici degli altri servizi tecnologici, come l’illuminazione, senza installare nuovi contatori fisici. Questo consente di ottenere una mappatura energetica complessiva dell’edificio, riducendo tempi e costi. Tali informazioni mettono l’operatore e il team di facility management nelle condizioni di guidare l’ottimizzazione effettiva e gli interventi sul campo, consentendo decisioni tempestive, mirate e consapevoli. Prestazioni misurabili L’analisi continua dei dati consente di intervenire tempestivamente sulle inefficienze e di migliorare progressivamente il funzionamento degli impianti. Le esperienze maturate sul campo evidenziano una riduzione dei costi di manutenzione ordinaria compresa tra il 10% e il 40%, una diminuzione fino al 50% dei blocchi improvvisi degli impianti e risparmi energetici che possono raggiungere il 40%, grazie all’ottimizzazione continua dei sistemi e all’individuazione precoce delle anomalie. L’introduzione di funzionalità evolute di monitoraggio, automazione e ottimizzazione, coerenti con la EN ISO 52120-1, può contribuire ad aumentare il livello di intelligenza dell’edificio. Le valutazioni preliminari indicano un potenziale incremento fino a 15 punti percentuali dello Smart Readiness Indicator (SRI), l’indicatore europeo che misura la capacità di un edificio di utilizzare tecnologie intelligenti per migliorare efficienza energetica, comfort e flessibilità. Oltre la tecnologia Per ottenere risultati concreti non è sufficiente installare una piattaforma. È necessario integrarla correttamente con gli impianti esistenti, configurarla in funzione delle caratteristiche dell’edificio e interpretare i dati raccolti per trasformarli in interventi efficaci. Per questo R2M Solution affianca l’implementazione con un supporto ingegneristico che comprende l’integrazione con i sistemi presenti, la realizzazione di un repository centralizzato dei dati, la calibrazione degli algoritmi predittivi sulle specifiche curve di carico dell’edificio e le attività di commissioning. Durante la fase di avviamento vengono applicate procedure di Qualificazione dell’Installazione (QI), Qualificazione Operativa (QO) e Qualificazione delle Performance (QP), che consentono di validare sul campo il corretto funzionamento della soluzione, accelerare fino all’80% i tempi di messa a punto dell’edificio e disporre di dati oggettivi a supporto del confronto tra proprietà, manutentori e installatori. L’attività può proseguire anche dopo la messa in esercizio attraverso audit energetici continui e tavoli tecnici che permettono di verificare l’effettiva corrispondenza tra i risparmi stimati dalla piattaforma e le prestazioni registrate durante l’esercizio dell’edificio. L’esperienza maturata da R2M Solution mostra inoltre che oltre il 50% delle segnalazioni provenienti dagli utenti è riconducibile a regolazioni non ottimali o a configurazioni errate del Building Management System. L’analisi predittiva consente di distinguere rapidamente i problemi reali dai falsi allarmi, migliorando l’efficacia degli interventi manutentivi e rendendo la gestione dell’edificio più efficiente, affidabile e basata su dati oggettivi. Vuoi capire se KAIZIS è la soluzione adatta ai tuoi edifici? Contattaci per una valutazione
Decarbonizzare gli edifici europei: il ruolo delle pompe di calore e dell’accumulo termico

Le pompe di calore sono tra le tecnologie su cui l’Europa punta per ridurre le emissioni del patrimonio edilizio e accelerare la transizione energetica. Integrate con sistemi di accumulo termico e soluzioni intelligenti per la gestione dell’energia, possono rendere gli edifici più efficienti, flessibili e meno dipendenti dai combustibili fossili. Il tema è al centro di due approfondimenti pubblicati su BUILD UP, il portale della Commissione Europea dedicato all’efficienza energetica degli edifici, uno dei quali firmato da Marco Rocchetti, Thematic Area Leader – Energy and Technologies di R2M Solution. I due contributi affrontano aspetti complementari: il primo analizza il ruolo delle pompe di calore nella decarbonizzazione del patrimonio edilizio europeo, il secondo approfondisce come l’integrazione con sistemi innovativi di accumulo termico possa aumentare la flessibilità energetica degli edifici, anche attraverso le attività di ricerca sviluppate da R2M Solution nei progetti europei. Dalla crisi energetica a una nuova strategia europea Gli edifici sono responsabili di una quota significativa dei consumi energetici europei. Riscaldamento, raffrescamento e produzione di acqua calda sanitaria rappresentano la parte più consistente della domanda energetica del settore residenziale. Per questo motivo l’elettrificazione dei sistemi di climatizzazione è diventata uno dei pilastri della strategia europea. Negli ultimi anni la Direttiva EPBD, la RED III e il piano REPowerEU hanno individuato nelle pompe di calore una delle tecnologie più efficaci per raggiungere gli obiettivi climatici, migliorare l’efficienza energetica degli edifici e rafforzare l’indipendenza energetica dell’Unione Europea. Il cambio di prospettiva è evidente anche osservando il sistema energetico europeo. Se fino a pochi anni fa circa il 90% del gas consumato nell’Unione Europea proveniva dalle importazioni, oggi l’elettrificazione degli edifici, insieme alla crescita delle fonti rinnovabili, sta contribuendo a ridurre questa dipendenza. Parallelamente, anche il sistema energetico europeo sta cambiando. La riduzione della dipendenza dal gas russo e la crescita della produzione da fonti rinnovabili stanno rendendo sempre più centrale l’elettrificazione dei consumi, compresi quelli degli edifici. Un mercato che cresce, ma con nuove sfide L’industria europea delle pompe di calore continua a guardare al traguardo dei 60 milioni di unità installate entro il 2030. Oggi il parco installato conta circa 25,5 milioni di impianti, ma la traiettoria di crescita si è rallentata e il divario rispetto agli obiettivi europei è stimato in circa 15 milioni di installazioni. Dopo il boom del 2022, il mercato ha registrato una flessione del 5% nel 2023 e del 21% nel 2024. Nel 2025 sono arrivati i primi segnali di ripresa, con una crescita del 10,3% e oltre 2,6 milioni di pompe di calore vendute nei sedici principali mercati europei. Le ragioni del rallentamento non dipendono dalla tecnologia, ma dal contesto economico. In molti Paesi europei il prezzo dell’energia elettrica continua a essere da tre a quattro volte superiore rispetto a quello del gas, riducendo la convenienza economica delle pompe di calore. A questo si aggiungono la riduzione di alcuni incentivi nazionali e la contrazione del settore delle nuove costruzioni. Perché installare una pompa di calore non basta Le pompe di calore sono tra le tecnologie più efficienti oggi disponibili perché trasferiscono il calore presente nell’aria, nell’acqua o nel terreno, producendo molta più energia termica rispetto all’elettricità necessaria per alimentarle. La loro diffusione, però, porta con sé una nuova questione: la crescente diffusione delle pompe di calore rende sempre più importante gestire in modo flessibile i consumi elettrici degli edifici. Una pompa di calore collegata a un impianto fotovoltaico, a un sistema di gestione intelligente dell’edificio e a un accumulo termico può scegliere quando utilizzare l’energia, privilegiando i momenti in cui la produzione da fonti rinnovabili è maggiore o la rete elettrica è meno congestionata. In questo modo aumenta l’autoconsumo dell’energia prodotta localmente, riduce i costi di esercizio e contribuisce a rendere più stabile il sistema elettrico. L’accumulo termico cambia il ruolo degli edifici È proprio l’accumulo termico a rappresentare una delle evoluzioni più interessanti emerse dalla ricerca europea. A differenza delle batterie elettriche, questi sistemi immagazzinano calore anziché elettricità. La pompa di calore può quindi produrre energia termica quando è più conveniente farlo e conservarla per utilizzarla diverse ore dopo, senza influire sul comfort degli occupanti. Tra le tecnologie più promettenti figurano i materiali a cambiamento di fase (PCM), capaci di accumulare grandi quantità di energia durante il passaggio da stato solido a liquido, e i sistemi di accumulo termochimico, caratterizzati da una densità energetica ancora più elevata e da perdite molto ridotte durante lo stoccaggio. Il risultato è un edificio che non si limita a consumare energia, ma partecipa attivamente al funzionamento del sistema energetico, adattando i propri consumi alla disponibilità di energia rinnovabile e contribuendo a ridurre i picchi di domanda. Il contributo della ricerca europea L’evoluzione delle pompe di calore passa anche dai progetti di ricerca finanziati dall’Unione Europea, dove nuove tecnologie vengono testate prima di arrivare sul mercato. R2M Solution partecipa da anni a questo percorso attraverso progetti dedicati all’efficienza energetica, ai sistemi di accumulo e alla gestione intelligente degli edifici. Tra questi rientra anche MiniStor, che ha sviluppato una soluzione integrata basata su pompe di calore e accumulo termico ad alta densità energetica, con l’obiettivo di aumentare la flessibilità degli edifici e favorire una maggiore integrazione delle fonti rinnovabili. La direzione è ormai chiara. Le pompe di calore continueranno a essere uno degli elementi centrali della decarbonizzazione degli edifici, ma il loro potenziale dipenderà sempre meno dalla singola tecnologia e sempre più dalla capacità di integrarsi con sistemi di accumulo, fonti rinnovabili e piattaforme intelligenti di gestione dell’energia. È su questa integrazione che si giocherà una parte importante della transizione energetica europea. Per approfondire Questo articolo riprende alcuni dei temi affrontati nei contributi pubblicati su BUILD UP dedicati alle pompe di calore, alla flessibilità energetica degli edifici e ai sistemi di accumulo termico: Heat pumps at a crossroads: unlocking Europe’s next phase of building decarbonisation Heat pump integration with novel thermal energy storage systems as an enabler of building energy flexibility
Super-Heero per il Light Design Village: la riqualificazione energetica parte dalla comunità

Una barchessa di Villa Ca’ Marcello, a Levada di Piombino Dese, in provincia di Padova, si prepara a diventare un hub dedicato alla luce, al design e all’innovazione. È il Light Design Village di Luce in Veneto, il nuovo progetto finanziabile attraverso Super-Heero, il modello sviluppato per sostenere interventi di efficienza energetica coinvolgendo direttamente cittadini, professionisti e comunità. Super-Heero è un progetto europeo LIFE coordinato da R2M Solution che sperimenta nuove forme di finanziamento per la riqualificazione energetica. Il modello si basa sul crowdlending: le imprese raccolgono le risorse per realizzare gli interventi e gli investitori possono partecipare al finanziamento dei progetti, ricevendo un rendimento sul capitale investito. Negli ultimi anni questo modello è stato applicato a interventi molto diversi, dal fotovoltaico alle Comunità Energetiche Rinnovabili, fino alla riqualificazione energetica delle imprese. Oggi arriva a Villa Ca’ Marcello. Dalla filiera veneta della luce nasce un nuovo hub A promuovere il Light Design Village è Luce in Veneto, una rete che riunisce oltre 50 piccole e medie imprese attive soprattutto nel settore dello smart lighting. Ne fanno parte aziende che producono apparecchi e componenti per l’illuminazione, realtà specializzate nella lavorazione di vetro, metalli, ceramica e marmo, lighting designer e imprese che sviluppano tecnologie digitali e nuove soluzioni per la luce. Luce in Veneto rappresenta la Rete Innovativa Regionale Venetian Smart Lighting. Il suo lavoro è mettere in contatto competenze che spesso appartengono a mondi diversi della stessa filiera, favorendo progetti comuni tra imprese, attività di ricerca, formazione e trasferimento tecnologico. Il Light Design Village nasce proprio da questo lavoro. Una barchessa sottoutilizzata di Villa Ca’ Marcello sarà trasformata in un laboratorio condiviso e in un centro dedicato alla cultura della luce, aperto a progettisti, imprese, studenti, università e istituzioni. Il Village ospiterà workshop e attività formative, spazi di coworking, una materioteca e laboratori di stampa 3D. Per rendere possibile questa trasformazione, però, è necessario intervenire anche sull’edificio. Il progetto, supportato da R2M Solution, prevede di portare la barchessa dalla classe energetica G alla A1. Gli interventi comprendono il relamping con sistemi LED ad alta efficienza, la sostituzione dei serramenti, l’isolamento termico dell’involucro e l’installazione di pompe di calore. Una campagna da 50.000 euro per il Light Design Village Per finanziare parte della riqualificazione, su Super-Heero è stata avviata una campagna di crowdlending con un obiettivo massimo di raccolta di 50.000 euro e una durata del finanziamento di 24 mesi. Dal 10 luglio la campagna è aperta alle persone fisiche e giuridiche residenti in Italia, con la possibilità di investire da 300 a 1.000 euro. Per architetti e ingegneri che partecipano alla raccolta sono inoltre previsti alcuni vantaggi legati al futuro Village, tra cui il Light Pass Prime e l’accesso a una parte delle attività, degli spazi e dei servizi dell’hub. Il coinvolgimento della comunità cambia a seconda del progetto. Nel caso del Light Design Village, il punto di partenza è la rete di professionisti e imprese che ruota intorno al mondo della luce. In altri casi sono stati coinvolti clienti, cittadini o persone che vivono nello stesso territorio dell’impresa. Dal vivaio alla Comunità Energetica: gli ultimi progetti Super-Heero Una delle ultime campagne concluse su Super-Heero ha riguardato Gli Aceri di Omate, vivaio di Agrate Brianza specializzato nella coltivazione di aceri giapponesi e attivo soprattutto nel mercato professionale italiano ed europeo. L’azienda ha un progetto preciso: riqualificare energeticamente la propria sede nell’ambito del Bando Parco Agrisolare. La campagna ha raccolto 100.300 euro da 86 investitori, superando il target minimo previsto. Le risorse sostengono un intervento che mette insieme più opere: un impianto fotovoltaico da 39,36 kWp, un sistema di accumulo da 40 kWh, una stazione di ricarica per veicoli elettrici da 22 kW e il rifacimento della copertura, con la rimozione dell’amianto. L’obiettivo è aumentare l’autoproduzione e l’autoconsumo di energia e ridurre i prelievi dalla rete. Secondo le stime pubblicate per il progetto, l’intervento permetterà di evitare circa 20,2 tonnellate di CO₂ all’anno. Un altro progetto recente porta a Belgioioso, in provincia di Pavia, sul tetto del ristorante Il Giardinetto. Qui Super-Heero ha raccolto 40.375 euro da 39 investitori per realizzare un impianto fotovoltaico da 30,5 kWp destinato allo sviluppo di una Comunità Energetica Rinnovabile. In questo caso la campagna è stata costruita coinvolgendo in particolare i clienti del ristorante, ai quali era riservato un tasso di interesse dedicato. Un modo per legare il finanziamento dell’impianto alle persone che già conoscono e frequentano l’attività e coinvolgerle direttamente nello sviluppo del progetto energetico. Sono gli ultimi progetti di un percorso che ha già riguardato impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo, infrastrutture di ricarica, Comunità Energetiche e interventi di efficienza energetica. I progetti Super-Heero sono raccolti sulla piattaforma Super-Heero. Con il Light Design Village il modello viene applicato a un edificio storico e a un progetto che parte dalla filiera veneta della luce. La campagna finanzia la riqualificazione della barchessa, ma accompagna anche la nascita di un luogo che Luce in Veneto vuole aprire a imprese, progettisti e mondo della ricerca. Ed è probabilmente qui che il modello Super-Heero si capisce meglio: l’intervento energetico parte dall’edificio, ma il progetto riguarda anche le persone che lo useranno. Partecipa alla campagna
Smart Readiness Indicator: una nuova fase per la digitalizzazione degli edifici

Gli edifici consumano energia. Da qualche anno, però, sono chiamati a fare anche altro: dialogare con la rete elettrica, integrare le fonti rinnovabili, adattare il funzionamento degli impianti alla presenza delle persone e gestire automaticamente una parte dei consumi. È questo insieme di capacità che prova a misurare lo Smart Readiness Indicator (SRI), l’indicatore introdotto dalla Commissione Europea per valutare il livello di “intelligenza” degli edifici. Con la pubblicazione del tool sviluppato da ENEA, lo Smart Readiness Indicator entra in una nuova fase anche in Italia. L’applicativo, disponibile online, permette di applicare la metodologia europea per la valutazione del livello di “intelligenza” degli edifici e rappresenta un passaggio importante nel percorso di introduzione dello SRI previsto dalla Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD). Finora la valutazione delle prestazioni degli edifici si è concentrata soprattutto sull’efficienza energetica e sui consumi. Lo Smart Readiness Indicator aggiunge un altro livello di lettura: misura il modo in cui tecnologie digitali, sistemi di automazione e impianti vengono utilizzati per gestire l’energia. Una distinzione sempre più rilevante, perché due edifici con prestazioni energetiche simili possono avere capacità molto diverse di monitorare i consumi, regolare il proprio funzionamento in funzione dei carichi della rete e rispondere alle esigenze di chi li utilizza. Il contributo di R2M Solution alla sperimentazione dello SRI La pubblicazione del tool ENEA arriva dopo una fase di sperimentazione nazionale che ha coinvolto anche R2M Solution. Insieme agli altri soggetti del progetto pilota, abbiamo partecipato ai test dell’applicativo e della metodologia di valutazione, lavorando sulla loro applicazione a edifici reali. La sperimentazione, coordinata da ENEA, ha riunito istituzioni, mondo della ricerca e professionisti del settore per verificare l’applicabilità della metodologia europea al patrimonio edilizio italiano e raccogliere indicazioni utili in vista della sua diffusione. Per R2M Solution, il lavoro sullo SRI prosegue le attività di ricerca e innovazione sviluppate negli ultimi anni sui temi della digitalizzazione degli edifici, dell’automazione e della gestione intelligente dell’energia. Dalla sperimentazione al progetto D-SMART Il lavoro sullo Smart Readiness Indicator continua oggi con D-SMART, progetto cofinanziato da Regione Lombardia per lo sviluppo di una piattaforma digitale dedicata alla valutazione del livello di intelligenza degli edifici. La piattaforma utilizzerà lo SRI come riferimento metodologico e guiderà professionisti e operatori nelle diverse fasi della valutazione. Dalla raccolta delle informazioni alla lettura dei risultati, fino all’individuazione delle possibili aree di miglioramento: D-SMART nasce per rendere più semplice l’applicazione della metodologia e aiutare chi effettua la valutazione a orientarsi tra dati, servizi tecnici e risultati. Lo sviluppo della piattaforma coinvolge direttamente progettisti, tecnici, gestori immobiliari e altri operatori del settore. Il confronto con chi lavora ogni giorno sugli edifici permette di verificare le esigenze operative e di sviluppare funzionalità coerenti con il modo in cui lo SRI verrà utilizzato nella pratica. Perché lo Smart Readiness Indicator diventa sempre più importante Negli ultimi anni la digitalizzazione ha assunto un ruolo crescente nelle politiche europee dedicate agli edifici. La nuova Direttiva EPBD rafforza questa direzione e dedica maggiore attenzione alla capacità del patrimonio edilizio di gestire l’energia attraverso sistemi digitali e di automazione. Lo Smart Readiness Indicator può diventare un supporto alle decisioni che riguardano la progettazione, gli interventi di riqualificazione e la gestione del patrimonio immobiliare. La valutazione aiuta a capire quanto un edificio sia pronto ad accogliere nuove tecnologie, utilizzare sistemi di automazione evoluti, integrare le fonti rinnovabili e partecipare ai meccanismi di flessibilità energetica. A questi aspetti si aggiunge il comfort degli occupanti, uno dei criteri considerati dalla metodologia. Il livello di smart readiness offre così una lettura più ampia delle capacità dell’edificio e delle possibili aree di evoluzione. Sono temi che avranno un peso crescente sia nella progettazione dei nuovi edifici sia nella riqualificazione del patrimonio esistente, anche alla luce delle prossime scadenze previste dalla normativa europea. Il legame con i sistemi BACS Lo Smart Readiness Indicator è strettamente legato ai sistemi BACS (Building Automation and Control Systems), che permettono di monitorare e controllare il funzionamento degli impianti di un edificio. Dal giugno 2026 gli edifici non residenziali con impianti termici superiori a 290 kW devono essere dotati di sistemi BACS di classe B o superiore, come previsto dal nuovo Decreto “Requisiti Minimi”. Dal 2027, per la stessa categoria di edifici, entrerà in vigore anche la valutazione dello Smart Readiness Indicator. Il rapporto tra le due novità è diretto. I sistemi di automazione sono uno degli elementi presi in considerazione dalla metodologia SRI e incidono sulla capacità dell’edificio di monitorare, controllare e ottimizzare il funzionamento degli impianti. Affrontare BACS e SRI all’interno della stessa analisi permette quindi di leggere in modo più completo lo stato dell’edificio, individuare le priorità e pianificare gli interventi evitando azioni frammentate. Dalla valutazione agli interventi Il lavoro svolto nella ricerca, nella sperimentazione e nella consulenza ha portato R2M Solution a mettere in relazione la valutazione dei sistemi BACS con quella dello Smart Readiness Indicator. Da questa esperienza è nato un servizio di Due Diligence BACS dedicato agli edifici non residenziali, permettendo ai proprietari di immobili di effettuare una prima analisi del livello di automazione, verificare la conformità ai nuovi requisiti normativi, individuare le criticità e definire gli interventi necessari. I dati raccolti durante la Due Diligence costituiscono anche una base utile per la valutazione dello SRI. In questo modo è possibile ricostruire il livello di digitalizzazione dell’edificio e capire quali aspetti possono essere migliorati. Che cosa succede ora Con la pubblicazione del tool ENEA, lo Smart Readiness Indicator si avvicina alla pratica quotidiana di progettisti, consulenti, gestori immobiliari e pubbliche amministrazioni. Nei prossimi anni la metodologia sarà sempre più presente nelle valutazioni e nelle decisioni che riguardano gli edifici. R2M Solution continuerà a lavorare su questi temi attraverso le attività di ricerca, il progetto D-SMART e il lavoro sui sistemi BACS e sullo Smart Readiness Indicator. La direzione indicata dalla normativa europea è ormai chiara. Efficienza energetica, automazione e digitalizzazione stanno diventando parti della stessa trasformazione del patrimonio edilizio. Capire come funzionano insieme sarà uno dei temi centrali per chi, nei prossimi anni,
Real estate commerciale: il nuovo valore passa dall’intelligenza degli edifici

In un mercato immobiliare retail sempre più competitivo, gli edifici capaci di attrarre e trattenere i migliori tenant non sono solo quelli meglio posizionati o progettati, ma quelli capaci di dimostrare performance misurabili in termini di efficienza, sostenibilità e intelligenza operativa. In questo scenario, l’intelligenza artificiale autonoma si sta affermando come una soluzione concreta per migliorare le prestazioni degli edifici commerciali, partendo dagli impianti già presenti e senza interventi invasivi. Il performance gap nel real estate commerciale I sistemi HVAC possono rappresentare fino al 40% dei consumi energetici totali di un edificio commerciale. Eppure, in molti casi, sono ancora gestiti attraverso programmazioni fisse e logiche statiche, pensate per un contesto molto diverso da quello attuale. Quando un edificio non riesce ad adattarsi in tempo reale a occupazione, condizioni meteo, costi energetici e fabbisogni interni, il risultato è un consumo non ottimizzato, con emissioni evitabili, costi operativi più elevati e un impatto diretto sul Net Operating Income. Per tenant, investitori e fondi immobiliari, la performance energetica assume un ruolo sempre più centrale nella valutazione del valore, della resilienza e della qualità dell’asset. Dall’efficienza alla creazione di valore Per trasformare la performance energetica in una leva concreta di valore, serve una gestione degli edifici capace di adattarsi in tempo reale alle condizioni operative. È in questa direzione che si inserisce BrainBox AI, con soluzioni di intelligenza artificiale autonoma per l’ambiente costruito. La piattaforma AI Control si integra con i sistemi esistenti dell’edificio e ottimizza in tempo reale le performance degli impianti HVAC, lavorando sulle diverse zone e considerando variabili come occupazione, previsioni meteo e prezzi dell’energia. L’obiettivo è bilanciare efficienza energetica e comfort degli occupanti, riducendo sprechi e migliorando la gestione operativa. I risultati sono concreti: riduzione dei costi energetici fino al 25%, riduzione delle emissioni di gas serra fino al 40%, estensione della vita utile degli impianti fino al 50% e miglioramento del comfort fino al 60%. Per i proprietari immobiliari, questi dati rappresentano vere leve economiche: minori costi operativi, minori spese di manutenzione e maggiore soddisfazione dei tenant contribuiscono direttamente al valore dell’asset. Risultati su scala internazionale Uno degli esempi più significativi del potenziale dell’intelligenza artificiale autonoma e predittiva è il progetto sviluppato da BrainBox AI con Dollar Tree negli Stati Uniti. In soli due mesi dall’avvio della collaborazione, 400 punti vendita erano già operativi in modalità autonoma, all’interno di una rete di 600 store distribuiti in 18 Stati, senza investimenti in conto capitale e senza interruzioni delle attività. Nel primo anno, il progetto ha generato oltre 1 milione di dollari di risparmi energetici ed evitato più di 5.600 tonnellate di emissioni di CO₂ equivalente legate ai sistemi HVAC. I risultati ottenuti hanno portato Dollar Tree ad ampliare il deployment ad altri 2.000 store. Brainbox AI e R2M Solution La stessa capacità di generare performance, già dimostrata in Nord America, sta trovando applicazione anche in Europa, dove Brainbox AI sta consolidando la propria presenza attraverso partnership strategiche. R2M Solution collabora dal 2020 con BrainBox AI per portare in Italia e in Francia soluzioni di intelligenza artificiale autonoma applicate all’ambiente costruito. La partnership unisce la tecnologia AI Control di BrainBox AI con l’esperienza di R2M Solution nei settori della sostenibilità, dell’energia e dell’innovazione per il real estate. Questa collaborazione ha già portato alla realizzazione di progetti di riferimento, tra cui La Forgiatura a Milano, un intervento mixed-use che riflette la crescente domanda di edifici intelligenti, efficienti e ad alte prestazioni. Grazie alla conoscenza del quadro regolatorio europeo e del mercato della sostenibilità edilizia, R2M Solution supporta proprietari, asset manager e operatori immobiliari nell’integrazione di soluzioni capaci di migliorare le performance energetiche e contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione degli edifici.
BACS: scatta il countdown per giugno 2026. L’automazione diventa obbligo (e leva strategica)

Sistemi di controllo, classi prestazionali e tempi di ritorno: la gestione energetica degli edifici si allinea a criteri più stringenti e misurabili. Requisiti tecnici e soglie di applicazione Con l’aggiornamento del quadro nazionale sui requisiti minimi, in linea con la direttiva europea EPBD, si definisce una scadenza operativa per l’introduzione dei sistemi di automazione negli edifici non residenziali. Da giugno 2026, i Building Automation and Control Systems (BACS) rientrano tra le dotazioni richieste per gli edifici dotati di impianti termici con potenza nominale utile superiore a 290 kW. Il riferimento tecnico è la norma UNI EN ISO 52120-1, che individua i livelli prestazionali dei sistemi e indirizza verso soluzioni di classe B o superiore. L’applicazione dell’obbligo è subordinata a due condizioni: fattibilità tecnica e sostenibilità economica. Il tempo di ritorno semplice dell’investimento deve risultare inferiore a sei anni, calcolato senza considerare incentivi o agevolazioni fiscali. In assenza di tali condizioni, la scelta deve essere motivata nella relazione tecnica a cura del progettista. Il dispositivo normativo introduce quindi un criterio oggettivo di valutazione. L’adozione dei sistemi di automazione viene ricondotta a una logica di convenienza economica verificabile. Prestazioni dei sistemi e qualità della gestione Un elemento cardine della normativa riguarda la classificazione dei sistemi secondo lo standard UNI EN ISO 52120-1 (evoluzione della precedente EN 15232). I BACS non sono tutti equivalenti: la loro efficacia è misurata attraverso classi prestazionali che vanno dalla D (livello minimo) alla A (automazione avanzata). L’indirizzo normativo è chiaro: orientare il mercato verso sistemi di classe B o superiore, in grado di garantire una gestione attiva, evoluta e integrata dei carichi energetici. Questa classificazione introduce un criterio di comparabilità finora poco strutturato. La semplice presenza di un sistema di automazione non è più sufficiente: diventa determinante la qualità dell’infrastruttura e il suo livello di controllo sui diversi sottosistemi. In questo scenario, i BACS cessano di essere una componente “invisibile” e diventano una piattaforma abilitante: un ecosistema digitale che coordina climatizzazione, ventilazione e illuminazione in funzione delle reali condizioni operative dell’edificio. Dai setpoint ai modelli predittivi Sul piano tecnico, l’evoluzione dei BACS è alimentata dalla crescente disponibilità di dati e all’integrazione con strumenti di analisi avanzata. Sensori distribuiti e interfacce digitali consentono oggi un monitoraggio continuo e una regolazione in tempo reale degli impianti. Il salto qualitativo più rilevante risiede nell’integrazione con strumenti di analisi avanzata e modelli predittivi. La gestione non è più basata infatti su programmazioni statiche, ma si adatta dinamicamente all’uso effettivo degli spazi e ai profili di carico. Il risultato è una riduzione strutturale dei consumi energetici e una maggiore stabilità del comfort ambientale. Queste variabili incidono direttamente sui costi operativi (OPEX) e sulla qualità complessiva dell’edificio, trasformando l’efficienza da concetto tecnico a valore economico misurabile. Il mercato si muove prima dei chiarimenti: lo Smart Readiness Indicator e il progetto D-SMART Nonostante il quadro normativo sia ormai delineato, restano ancora margini interpretativi sull’estensione dell’obbligo agli edifici esistenti. Questa incertezza non ha però rallentato il mercato: i principali operatori stanno già avviando attività di BACS Assessment per valutare il livello di automazione degli asset e la distanza dai requisiti previsti. In questo percorso si inserisce lo Smart Readiness Indicator (SRI), lo strumento europeo che misura la capacità di un edificio di adattarsi agli utenti e di interagire con la rete energetica. All’interno di questo schema, il livello di automazione incide in modo diretto sulla valutazione complessiva. R2M Solution ha sviluppato un tool che consente di analizzare in modo preliminare il livello di automazione e la “smart readiness” degli edifici, offrendo un primo orientamento rispetto ai requisiti normativi e alle possibili traiettorie di miglioramento. Testa il tuo immobile Iniziative come il progetto D-SMART, coordinato da R2M Solution, si muovono nella stessa direzione, con l’obiettivo di sviluppare un hub digitale in Regione Lombardia dedicato allo SRI, in coerenza con gli obiettivi della direttiva EPBD IV per la decarbonizzazione del patrimonio edilizio. Il progetto opera su più fronti: dalla realizzazione di uno sportello digitale per l’accesso ai dati, alla costruzione di benchmark basati su assessment SRI, fino all’integrazione con sistemi BACS e modelli BIM e all’analisi dell’impatto della “smart readiness” sul valore degli immobili. Il passaggio è chiaro: dalla presenza di sistemi si evolve verso una misurazione strutturata della loro efficacia, trasformando le prestazioni in un fattore riconosciuto di valore patrimoniale. Il 2026 come soglia, non come traguardo Il 2026, quindi, non deve essere visto come un punto di arrivo, ma una soglia minima di ingresso in un mercato immobiliare sempre più digitalizzato. La distinzione tra chi si limiterà alla conformità normativa e chi utilizzerà l’automazione come leva strategica è destinata ad ampliarsi. I BACS stanno diventando sempre di più parte integrante dell’infrastruttura che sostiene la qualità e la competitività del costruito nel tempo. Una trasformazione che, da giugno 2026, diventerà la nuova normalità del mercato.
R2M Solution entra nell’Alleanza Aria e Clima di Milano: competenze europee al servizio della città

Milano compie un passaggio decisivo nella sua strategia climatica: trasformare la pianificazione in interventi concreti. Il riferimento è il Piano Aria e Clima (PAC), lo strumento con cui il Comune di Milano ha definito obiettivi e tempi per migliorare la qualità dell’aria, ridurre le emissioni e rafforzare la capacità di adattamento urbano. Una visione ambiziosa che trova nella collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini la sua forza propulsiva. A rendere operativo questo percorso è l’Alleanza per l’Aria e il Clima, una collaborazione strutturata che coinvolge le imprese del territorio. Tra le realtà che hanno scelto di aderire c’è anche R2M Solution, che porta in questo contesto competenze sviluppate in anni di lavoro su progetti europei legati all’innovazione e alla sostenibilità. La prima plenaria 2026: Milano rafforza l’Alleanza per l’Aria e il Clima Il 13 febbraio, nelle sale di Palazzo Marino, l’Alleanza per l’Aria e il Clima ha inaugurato una nuova fase del proprio percorso. L’evento di lancio e la prima plenaria del 2026 hanno confermato il ruolo centrale della collaborazione tra amministrazione e imprese nell’attuazione del Piano Aria e Clima. Oggi l’Alleanza riunisce 83 aziende, dalle grandi realtà alle piccole e medie imprese, fino alle microimprese, a testimonianza della crescente partecipazione del tessuto economico cittadino. Un dato particolarmente significativo se si considera che nel 2025 erano 25 le organizzazioni coinvolte, segno di un’iniziativa in rapida espansione e sempre più rappresentativa. Ad aprire l’incontro è stata Elena Grandi, Assessora all’Ambiente e Verde del Comune di Milano, che ha sottolineato l’importanza di una responsabilità condivisa per affrontare le sfide della transizione ecologica. A seguire, Giuseppina Sordi, Direttrice Area Energia e Clima, ha illustrato l’evoluzione dell’Alleanza come piattaforma di co-progettazione tra pubblico e privato, capace di tradurre la visione strategica in azioni concrete. L’iniziativa si fonda su un sistema di valori condivisi, inclusività, responsabilità, collaborazione e condivisione, volontarietà e partecipazione, che favorisce la crescita individuale e collettiva e rafforza la capacità della città di affrontare le sfide ambientali contemporanee. Il Piano Aria e Clima: da dove nasce e cosa prevede Il Piano Aria e Clima nasce in risposta all’emergenza climatica dichiarata dal Consiglio Comunale nel 2019 e si muove lungo tre direttrici principali: qualità dell’aria, mitigazione e adattamento. Gli obiettivi sono ambiziosi ma definiti con chiarezza: una riduzione significativa delle emissioni entro il 2030, il raggiungimento della neutralità carbonica al 2050 e un progressivo allineamento ai valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. È una cornice strategica articolata, che traduce la visione in ambiti di intervento concreti e misurabili. Il punto, però, è che nessuna amministrazione può agire da sola. Le città concentrano una quota rilevante delle emissioni, ma molte delle leve necessarie per ridurle sono distribuite tra attori diversi. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’Alleanza: creare uno spazio operativo in cui pubblico e privato lavorano insieme su azioni verificabili, con un orizzonte comune al 2030. Il coordinamento tecnico è affidato ad AMAT, mentre alle aziende è richiesto un impegno diretto, tradotto in iniziative capaci di generare impatti reali. Il ruolo di R2M Solution: Innovazione e competenze per la transizione energetica Il contributo di R2M Solution si concentra su alcune aree urbane specifiche, affrontate con un approccio che integra analisi, simulazione e progettazione. L’obiettivo non è introdurre nuove metodologie, ma applicare strumenti già consolidati, dal digital twin alle simulazioni energetiche, fino alle Nature-Based Solutions, per valutare in modo concreto come interventi su edifici e spazio pubblico possano incidere su emissioni e qualità dell’aria. Il passaggio rilevante è quello dalla scala del progetto alla scala della città: rendere leggibili e misurabili gli effetti della riqualificazione integrata in contesti reali. R2M Solution contribuisce così a supportare decisioni strategiche basate sui dati, favorendo lo sviluppo di soluzioni sostenibili e replicabili, in linea con gli obiettivi europei e con il Piano Aria e Clima di Milano. Dallo Sportello Energia di Bergamo a Milano: il contributo al progetto Re³ Building R2M Solution contribuisce allo sviluppo e al rafforzamento dello Sportello Energia, mettendo a disposizione competenze maturate a livello nazionale ed europeo. Il coinvolgimento dell’azienda si inserisce nel Progetto 5 – Re³ Building (Refresh – Rethink – Respond), iniziativa che promuove la collaborazione tra pubblico e privato per sostenere la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente. Il progetto prevede il coinvolgimento delle imprese della filiera dell’edilizia e del credito in un tavolo di stakeholder engagement volto a sviluppare i servizi dell’OSS energetico – lo Sportello Unico per la consulenza tecnica, amministrativa e finanziaria. In tale ambito, R2M Solution valorizza l’esperienza maturata con lo Sportello Energia del Comune di Bergamo, dove ha contribuito allo sviluppo e al consolidamento del servizio, supportando cittadini e condomìni nei percorsi di efficientamento energetico. L’obiettivo prioritario è favorire la riqualificazione del patrimonio residenziale esistente, ancora significativamente in ritardo rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello europeo. Parallelamente, l’impegno di R2M Solution è orientato alla definizione di modelli di business in grado di garantirne l’autosostenibilità economica, assicurando la continuità dello Sportello Energia nel lungo periodo.